23 Ottobre 2026
/ 23.10.2026

“La Terra chiamò”, il 5 dicembre Roma scende in piazza per il clima

Da Greenpeace a Legambiente, da Marevivo al Kyoto Club, nove organizzazioni lanciano una mobilitazione nazionale a Piazza del Popolo. Quattro richieste al Governo

Oltre 13 mila morti attribuibili al caldo nelle città italiane durante l’estate 2026, raccolti agricoli in difficoltà e prezzi alimentari in aumento. La crisi climatica presenta un conto sempre più pesante, mentre le politiche per affrontarla procedono a rilento. Il 5 dicembre, a Roma, nove organizzazioni ambientaliste e della società civile (ASviS, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week e WWF Italia) porteranno in Piazza del Popolo una mobilitazione nazionale per chiedere al Governo di cambiare passo. Si chiama “La Terra chiamò”, è aperta a tutti e punta a riportare il riscaldamento globale al centro del dibattito politico, partendo dalle conseguenze che già interessano la salute, l’economia e la sicurezza dei cittadini.

Dal caldo ai rincari alimentari

I numeri richiamati dagli organizzatori spiegano l’urgenza dell’iniziativa. Secondo analisi pubblicate sulla rivista scientifica Nature Health, nell’estate 2026 oltre 50 mila decessi in eccesso sarebbero riconducibili al caldo nelle città europee. L’Italia registra il dato assoluto più alto tra i Paesi esaminati: 13.303 morti stimate in 87 aree urbane.

Le conseguenze arrivano anche nei campi e nei supermercati. Il Centro comune di ricerca della Commissione europea prevede nell’UE raccolti inferiori alla media degli ultimi cinque anni dell’8% per il mais da granella e del 7% per le patate. A settembre, in Italia, i prezzi degli alimentari freschi sono aumentati del 5,5% su base annua. La Banca centrale europea stima inoltre che gli eventi meteorologici estremi del 2026 potrebbero aggiungere tra 0,3 e 0,8 punti percentuali all’inflazione alimentare dell’area euro nei successivi dodici mesi.

“Vedere i panifici chiusi e ascoltare gli agricoltori che non riescono più a sostenere il costo del raccolto è drammatico. La crisi energetica si somma al caldo estremo, alla scarsità d’acqua e agli allagamenti, mentre cresce la pressione sulle risorse idriche, anche per i consumi dei data center”, dichiara Sara Roversi, presidente di Future Food Institute e ambasciatrice del Patto Europeo per il Clima. “Il cibo è il nostro bisogno più essenziale: difenderlo deve essere una priorità politica. Non possiamo parlare di futuro del pianeta senza parlare di chi produce il nostro cibo, di chi custodisce la biodiversità e di chi non riesce più a permettersi un’alimentazione sana. La crisi climatica è anche una crisi di giustizia sociale e dei nostri sistemi alimentari”.

Le quattro richieste al Governo

Quattro le richieste rivolte alla politica: riconoscere la crisi climatica come una questione di sicurezza nazionale, accelerare l’uscita dai combustibili fossili, investire nella protezione dei territori e applicare il principio “chi inquina paga”, destinando parte dei profitti delle aziende fossili alla transizione energetica e agli interventi di adattamento.

“L’estate appena trascorsa ci ha detto che non possiamo più aspettare”, afferma Riccardo Luna, giornalista e curatore della Venice Climate Week. Le organizzazioni lavoreranno nelle prossime settimane a un manifesto condiviso da presentare al Governo e alle forze politiche.

Una piazza aperta a tutti

L’appuntamento è sabato 5 dicembre, dalle 12.30 al tramonto, a Piazza del Popolo. Gli interventi inizieranno alle 14.30, con testimonianze di agricoltori, lavoratori, personale sanitario, scienziati, amministratori locali e volontari impegnati nelle emergenze.

Musica, arte e cultura accompagneranno la giornata, che si concluderà con la lettura delle richieste. Non sono previsti leader di partito sul palco. Il programma completo sarà annunciato nelle prossime settimane. La partecipazione è aperta a tutti. Per aggiornamenti e informazioni è disponibile il sito ufficiale laterrachiamo.org.

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