5 Marzo 2026
/ 5.03.2026

L’Artico senza ghiaccio cambia le regole della pesca

Il riscaldamento del Polo Nord costringe i pescatori tradizionali a salire sulle barche e a inseguire pesci sempre più imprevedibili. Un cambiamento che rischia di aumentare emissioni e sovrasfruttamento del mare

Sul fiordo davanti a Nuuk, Helgi Áargil osserva l’acqua e prova a intuire dove si siano spostati i pesci. Fino a pochi anni fa la risposta era più semplice: bastava seguire il ghiaccio. Oggi il ghiaccio non è più una guida affidabile. “Fa troppo caldo”, racconta a Euronews il pescatore groenlandese. E quella frase, pronunciata nel bel mezzo dell’Artico, racconta meglio di qualsiasi grafico la trasformazione in corso di quella fragile regione.

La Groenlandia sta cambiando rapidamente. L’Artico si scalda quasi quattro volte più velocemente rispetto alla media globale, come mostrano numerosi studi scientifici pubblicati negli ultimi anni, tra cui una ricerca su Nature. Le conseguenze non riguardano soltanto i ghiacciai o gli orsi polari: investono direttamente la vita quotidiana delle comunità costiere. E soprattutto la pesca.

La fine della pesca sul ghiaccio

Per generazioni molti pescatori groenlandesi hanno lavorato direttamente sulla banchisa. Perforavano il ghiaccio, spesso oltre un metro, e calavano le lenze nelle acque gelide per catturare halibut e merluzzi.

Quel mondo ha iniziato a cambiare negli anni Novanta. Da allora l’estensione del ghiaccio marino artico ha continuato a ridursi. Secondo i dati del National Snow and Ice Data Center, il ghiaccio estivo è diminuito di oltre il 40% rispetto agli anni Ottanta.

Per molti pescatori la soluzione è stata passare alle barche. Un cambiamento che permette di coprire aree più vaste ma che introduce nuovi costi e un paradosso ambientale: più carburante, più emissioni, più pressione sugli ecosistemi marini.

Più barche, più pesce… forse

La pesca è il pilastro economico della Groenlandia. Vale fino al 95% delle esportazioni dell’isola e sostiene migliaia di famiglie. Porti e fabbriche di lavorazione sono il centro vitale di quasi ogni città. Ma il passaggio verso una pesca sempre più motorizzata solleva interrogativi seri. Se tutti i pescatori abbandonano la banchisa e si spostano in mare aperto, lo sforzo di pesca potrebbe crescere rapidamente.

Secondo il biologo marino Boris Worm della Dalhousie University, è uno schema già visto in molte altre parti del mondo: quando la tecnologia aumenta la capacità di cattura, il rischio di sovrasfruttamento cresce. Uno dei segnali più evidenti è la riduzione della dimensione media dei pesci, fenomeno già osservato per l’halibut vicino alle coste groenlandesi.

Paradossalmente il riscaldamento potrebbe anche far crescere temporaneamente alcune popolazioni ittiche: pioggia e fusione dei ghiacci portano più nutrienti in mare, alimentando il plancton. Ma questo non significa stabilità: gli ecosistemi diventano più imprevedibili e le specie mutano comportamento o zona di distribuzione.

Pesci più profondi, pescatori più incerti

Il cambiamento è già visibile nelle rotte quotidiane dei pescatori. Con l’aumento delle temperature, molti pesci cercano acque più fredde e si spostano verso profondità maggiori.

Il risultato è un’incertezza crescente: una giornata in mare può fruttare guadagni importanti oppure nulla. Una variabilità che rende difficile pianificare il lavoro e gli investimenti.

E in Groenlandia le alternative sono limitate. Il turismo cresce ma resta marginale rispetto alla pesca. Per una popolazione di poco più di 50 mila abitanti, il mare continua a rappresentare la principale risorsa economica e culturale. Ma la pesca sul ghiaccio, pratica che per decenni ha definito l’identità di molte comunità, rischia di diventare un ricordo.

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