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Personaggi

Lorena Fornasir e la cura come atto politico

08.03.2024

L’ostinazione diventa una sorprendente virtù nel caso di Lorena Fornasir. Psicoterapeuta, nel 2019 fonda insieme al marito Linea d’Ombra, l’associazione che supporta i migranti in movimento a Trieste e lungo le rotte balcaniche.

Da nove anni ogni sera Piazza Libertà, a Trieste, diventa l’agorà del mondo. Per Lorena Fornasir, vincitrice del premio “Donna Straordinaria 2023” dell’Associazione Montessori di Brescia, e per suo marito Gian Andrea Franchi, quel posto è diventato casa. Un «laboratorio di socialità» nato come atto di resistenza all’indifferenza che nel 2022 ha travolto 13.127 migranti in arrivo in città dalla rotta balcanica (dati Report Vite Abbandonate del Consorzio Italiano di Solidarietà). Una catastrofe umanitaria che Lorena a Gian Andrea hanno deciso di fronteggiare con l’altruismo. Al calar del sole arrivano in Piazza Libertà gli ospiti del Silos, una vera e propria tendopoli improvvisata in cui i richiedenti asilo senza sistemazione sono costretti a vivere. «Nell’estate del 2023 sono giunte in piazza 600 persone in una sola notte in cerca di garze, cibo o parole di conforto», dice Lorena.

I due sposi portano tutto il necessario per assistere chi ne ha bisogno, ma non sono soli. Con loro ci sono tante donne, come Chiara, Marianna e Silvia, che di mestiere fa la ricercatrice e nel tempo libero dona coperte a chi ne ha bisogno. C’è anche Veronica, «una ragazza di trent’anni con una grande sensibilità – racconta Lorena –. Lei cerca di instaurare un dialogo con i ragazzi del Silos imparando alcune parole della loro lingua». Persino Anita, ex infermiera di 80 anni, non manca mai all’appuntamento e rimane all’opera fino a notte fonda.

«Portiamo avanti un’attività faticosa e difficile da tollerare soprattutto quando soffia la Bora, portando molto freddo», spiega Lorena. Eppure, lei e il gruppo di volontarie, che diventano sempre di più, vanno avanti imperterriti. «Il nostro è un atto politico che supera la logica di noncuranza di una città di confine. Non facciamo assistenzialismo, diamo ai migranti il riconoscimento che meritano». Non mancano i momenti di sconforto. «Ogni tanto mi chiedo perché continuiamo quest’opera – confessa –. In quei momenti mio marito mi ricorda chi siamo: ladri che ogni sera vanno a rubare il senso. La piazza del mondo è la nostra sorgente di vita».

Nella stessa fonte si mescolano storie di donne che si ritrovano a essere madri di figli non loro. È incredibile ciò che riescono a fare armate di coraggio e forza di volontà, al fianco del carretto verde dell’Associazione Linea d’Ombra, fedele compagno di avventure e disavventure. «Il nostro carretto verde è fatto a strati, proprio come l’inconscio – dice la psicoterapeuta –. Dentro c’è tutto l’occorrente: sapone, bende, felpe, calzini e cioccolata. È testardo e ostinato: proprio come noi donne volontarie che nel 2022 siamo andate al confine tra Croazia e Slovenia per lanciare il manifesto “Un ponte di corpi”, condiviso da numerose città».

L’attivismo di Lorena e delle compagne di Piazza Libertà si oppone con tenacia, tutta femminile, all’emarginazione. Dove non arrivano per volontà le istituzioni, sfreccia il carretto verde, mosso da amore e altruismo. La forza della resistenza, del resto, è dura a morire, trova sempre un modo per sopravvivere.

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