10 Dicembre 2023
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Sicurezza

Paura Campi Flegrei, l’attuale piano

Ripresa aerea del Vesuvio e delle aree circostanti.

Il 26 settembre si è registrata la scossa sismica più forte mai verificata negli ultimi 39 anni. Le autorità locali chiedono una revisione delle vie di fuga. Il sistema d’allarme prevede zone Verdi, Gialle, Arancioni e Rosse, ma l’attuale piano divide l’area in una zona rossa e una gialla.

La Campania, in particolare l’area dei Campi Flegrei, è in fibrillazione. Nel corso della notte del 26 settembre è stata registrata la scossa sismica più intensa degli ultimi 39 anni (decisamente forte anche quella del 2 ottobre), motivo per cui è cresciuta l’allerta. In particolare, quella sull’attività del Vesuvio, vulcano che, come noto, è quiescente da svariati decenni, ma a tutti gli effetti attivo.
Popolazione e autorità sono in apprensione, come ha chiaramente affermato in una conferenza stampa il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni: «Sono necessarie prove di evacuazione, avverranno nei prossimi giorni. Siamo anche pronti a varare percorsi di assistenza psicologica per i cittadini che hanno disturbi di stress». In aggiunta a questo è partita una richiesta verso la Regione Campania: aggiornare il piano di emergenza. In particolare, per quanto riguarda le vie di fuga. «È necessario che siano comunicate alle persone in maniera chiara», ha aggiunto il primo cittadino.

Ma esattamente, quando scatta l’allarme vero e proprio e in che cosa consiste il piano di emergenza?
Per rispondere alla prima domanda bisogna fare riferimento all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Quest’ultimo, tramite il proprio Osservatorio vesuviano, monitora in tempo reale l’attività del vulcano e raccoglie dati. Ogni mese, quindi, aggiorna in videoconferenza Regione Campania e Protezione Civile. Quest’ultima spiega: «Agli esiti delle videoconferenze vengono dichiarati i livelli di allerta».

Proprio la Protezione Civile ha fissato il sistema di allerta, suddividendolo in quattro livelli: verde, giallo (“attenzione”), arancione (“pre-allarme”), rosso (“allarme”). L’attuale piano divide l’area in una zona rossa e una gialla: quella rossa copre una zona di circa 500 mila abitanti (Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto, parte di Giugliano e Marano, alcuni quartieri di Napoli), quella gialla supera le 800 mila persone. Si tratta dei cittadini di Calvizzano, Casavatore, Marano, Melito, Mugnano, Villaricca e 24 quartieri del capoluogo. L’eventuale evacuazione si completa in 72 ore (12 preparatorie, 48 dedicate alla partenza cadenzata della popolazione, le ultime 12 come margine di sicurezza).

Gli studi attualmente presi in esame coprono gli ultimi cinquemila anni di attività del Vesuvio. «In caso di riattivazione, c’è il 95% di probabilità che l’eruzione sia minore o uguale a quella di taglia media», spiega la Protezione Civile. Ma questo alle autorità non basta più, soprattutto per la crescita esponenziale dell’urbanizzazione dei Campi Flegrei negli ultimi decenni. La revisione del piano d’emergenza passa dunque principalmente per l’aggiornamento delle vie di fuga, che non possono essere congestionate. «Il confronto di queste ore con il ministro Musumeci è stato serio. Abbiamo una bozza di decreto, a livello di Protezione Civile si sta operando responsabilmente. È un lavoro di prevenzione, speriamo di non aver bisogno di utilizzare queste misure», ha garantito il presidente della Campania, Vincenzo De Luca. Ma la paura della popolazione è tanta.

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