Al centro c’è un attrezzo che pochi conoscono fuori dagli uffici marittimi: le reti gemelle, due strascichi trainati insieme dalla stessa imbarcazione. A riportarlo nel dibattito è un report della ong MedReAct, secondo cui l’attrezzo non rientrerebbe in alcun contingente concordato con Bruxelles e andrebbe abolito. Il ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf) sostiene invece di averlo autorizzato dentro le regole europee, attraverso un meccanismo di conversione delle giornate di pesca.
Cosa dice il report
Dal 2020 l’Unione europea assegna all’Italia un tetto massimo di giornate per lo strascico a rete singola, nell’ambito del piano di gestione degli stock demersali adottato dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM). Le reti gemelle, sostiene MedReAct, sarebbero rimaste fuori da quel contingente, ma il Masaf ne ha continuato ad autorizzare l’uso. Con il decreto direttoriale n. 367633 del 28 luglio 2026 il ministero ha fissato per l’attrezzo un plafond di 1.510 giornate per il 2026, riferito all’intera flotta autorizzata, con un limite di tre giornate lavorative settimanali per imbarcazione. Tra il 2020 e il 2025, secondo i dati che l’ong dichiara di aver raccolto tramite le Capitanerie di porto, le reti gemelle avrebbero operato per migliaia di giornate, quasi il 60% concentrate sulla flotta di Civitanova Marche.
La versione del Masaf
Il decreto racconta un’altra storia. Le 1.510 giornate non sono un contingente aggiuntivo: nascono da una conversione. Il testo assegna alle reti gemelle (OTT) 1.510 giorni “con una corrispondente riduzione di 1.800 giorni attribuiti alle reti a strascico OTB”, applicando un fattore elaborato dal CNR. La base giuridica citata è la raccomandazione CGPM GFCM/47/2024/5, che consente di trasferire giornate di pesca tra attrezzi della stessa area e dello stesso segmento di flotta, a condizione di un fattore di conversione scientificamente supportato. Per il ministero, dunque, l’attrezzo resta dentro il tetto europeo. MedReAct contesta la legittimità di questa conversione, ed è su questo punto che l’associazione colloca la procedura di pre-infrazione che sostiene sia stata aperta da Bruxelles a fine luglio contro l’Italia: un elemento che, al momento, risulta solo dal report.
L’impatto secondo gli ambientalisti
A differenza dello strascico tradizionale, le reti gemelle ne trainano due contemporaneamente, tenute aperte da un cavo centrale zavorrato. Secondo il report la superficie interessata è superiore del 30% rispetto allo strascico singolo, con solchi più profondi e nubi di sedimento che impiegano ore a depositarsi. L’associazione cita il caso della Francia, dove l’attrezzo è già maggioritario nel Golfo del Leone e, nel 2023, avrebbe spazzato 42 mila km² di fondali, il triplo dello strascico classico.
Le marinerie divise
Sul fronte dei pescatori le posizioni non sono unanimi. La Marineria Sambenedettese, che da alcuni anni ha rinunciato all’attrezzo, sostiene che l’impatto “non danneggia solo il mare, ma anche chi del mare vive”. L’Organizzazione Produttori Pescara Pesca ha chiesto al Masaf l’abolizione delle reti gemelle nell’area FAO 37.2.1 (Adriatico). Altre marinerie, a partire da quella di Civitanova Marche dove l’uso è più diffuso, continuano invece a impiegarle come strumento di lavoro: la questione occupazionale resta sullo sfondo di ogni ipotesi di divieto.
Il fermo già scattato
Sul piano regolatorio qualcosa si è già mosso. Una volta accertato il consumo delle 1.510 giornate assegnate, lo stesso decreto ha disposto l’interruzione dell’uso delle reti gemelle nell’Adriatico centro-settentrionale e meridionale dal 1° agosto al 31 dicembre 2026. Il testo riconosce il possibile impatto “occupazionale e reddituale” della misura, soprattutto sugli equipaggi, e richiama la necessità di “adottare tutte le possibili misure previste dalla vigente normativa per mitigare i suddetti effetti negativi”, un riferimento agli aiuti per l’arresto temporaneo previsti dal FEAMPA: non compensazioni stabilite da questo decreto, ma strumenti già esistenti nel quadro normativo a cui la misura rimanda. I pescatori contrari all’attrezzo, ricorda MedReAct, chiedono lo stop senza pretendere risarcimenti.
