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Spoleto a Charleston, il festival dei due mondi

17.11.2023

Menotti era alla ricerca di un luogo in grado di rispecchiare il fascino di Spoleto e Charleston, nella Carolina del sud, era la città ideale. Oggi è quasi mezzo secolo che ospita l’edizione Usa.

È chiamato il festival dei due mondi e non a caso. Si tratta dello Spoleto festival, fondato nel 1958 dal maestro e compositore, nonché premio Pulitzer Gian Carlo Menotti, scomparso purtroppo nel 2007. Grazie alla manifestazione, la cittadina umbra è diventata un punto di riferimento internazionale per quanto riguarda l’arte, la musica, il teatro, lo spettacolo. Dal 1977, il festival ha un gemello americano, Spoleto Festival USA con sede a Charleston, nella Carolina del sud. Da circa mezzo secolo, ogni primavera, per 17 giorni, l’edizione a Stelle e Strisce precede quella italiana e con oltre 100 esibizioni, le strade della città, con lo sguardo rivolto all’Italia, risuonano con la musica e la creatività di artisti provenienti da tutto il mondo.

«Charleston – ha spiegato l’ufficio di comunicazione di Spoleto Festival Usa – è stata scelta per l’edizione Usa dallo stesso Gian Carlo Menotti con l’obiettivo di ricreare una controparte a quello che si svolge in Italia ogni anno dal 1958. Menotti era alla ricerca di un luogo in grado di rispecchiare sia il fascino di Spoleto sia una varietà di spazi per ospitare le performance. Charleston, con le sue strade affascinanti e un’atmosfera cosmopolita, è risultata essere il luogo ideale». «Non sarà un festival come tutti gli altri – disse Menotti nel 1977 a proposito della sua visione per uno Spoleto Festival USA – ma un terreno fertile ed eccezionale per i giovani e una casa dignitosa per i maestri». Una previsione diventata subito realtà. Spoleto Festival USA, infatti, è considerato tra le migliori manifestazioni artistiche negli Stati Uniti ed è noto a livello mondiale per essere una piattaforma che attira talenti aperti a nuove forme di espressione, di collaborazione e di sperimentazione.

E quando cala il sipario sulle performance, resta da godersi Charleston, incarnazione della calda ospitalità del Sud nonché famosa per la bellezza dei suoi giardini, l’architettura raffinata, le residenze del periodo coloniale. Charleston, che prende il nome da re Carlo II d’Inghilterra, è soprannominata anche the “Holy City” (la città santa) per la presenza di numerose chiese oltre che per essere storicamente tollerante nei confronti di diverse religioni. Saint Mary of the Annunciation (Santa Maria dell’Annunciazione) è stata la prima chiesa cattolica della Georgia, della Carolina del Nord e del Sud, mentre la Cathedral of Saint John the Baptist è una splendida cattedrale cattolica in stile gotico.

Un altro comune denominatore tra Charleston e l’Italia è il cibo. La città è infatti considerata meta di “foodies” e una delle principali destinazioni degli Stati Uniti a livello culinario. I suoi piatti hanno il profumo del sud, dagli shrimp and grits (una sorta di semolino con gamberi), agli hush puppies (polpette di mais fritte), al cornbread (pane di mais), al pollo fritto, per non parlare l’abbondanza di ostriche. Non si può lasciare la città, infine, senza aver provato le boiled peanuts (noccioline bollite), soprannominate anche il “caviale del sud” e considerate anche lo snack ufficiale della Carolina del Sud.

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