Paghi una cifra fissa e sali su qualunque mezzo pubblico, senza più pensare a biglietti diversi, zone tariffarie o abbonamenti spezzettati. È questa l’idea alla base della proposta lanciata dal governo spagnolo: un abbonamento unico nazionale per autobus, metro e trasporti ferroviari locali e regionali, pensato per semplificare la vita ai cittadini e rendere il trasporto pubblico la scelta più naturale.
Il costo previsto è di 60 euro al mese, con una tariffa ridotta per i più giovani, e l’avvio del sistema è fissato per gennaio 2026. Non una sperimentazione lampo, ma un progetto strutturale che punta a restare nel tempo e a cambiare le abitudini di spostamento.
La gran revolución del transporte impulsada por el Gobierno socialista!!! Por una tarifa plana de 60 euros al mes, toda la ciudadanía podrá viajar en todos los trenes de media distancia, los servicios de Cercanías y los autobuses de competencia estatal. Para los jóvenes, la… pic.twitter.com/bqNkwvUAgz
— Cesar Ramos (@CesarJRamos) December 15, 2025
Un salto politico
Negli ultimi anni la Spagna aveva già imboccato questa strada, introducendo forti sconti e periodi di gratuità su treni regionali e pendolari. Ora però il salto è politico prima ancora che tecnico: non più misure emergenziali legate al caro-energia o all’inflazione, ma un modello stabile, comprensibile e uguale per tutti: muoversi senza auto non deve essere complicato né costoso.
L’obiettivo è duplice. Da un lato alleggerire il bilancio delle famiglie, soprattutto di studenti e lavoratori pendolari, dall’altro ridurre traffico ed emissioni. In un settore, quello dei trasporti, che resta uno dei più difficili da decarbonizzare, l’idea è rovesciare la logica abituale: invece di scoraggiare l’uso dell’auto a colpi di divieti, si rende il mezzo pubblico più conveniente, più semplice e più prevedibile.
Nel perimetro dell’abbonamento rientrano i servizi di trasporto pubblico pensati per la mobilità quotidiana: autobus statali e locali, metropolitane, tram, treni suburbani e regionali, cioè quelli usati ogni giorno da pendolari, studenti e lavoratori. Restano invece esclusi i collegamenti a lunga percorrenza e l’alta velocità, che funzionano con logiche diverse, prezzi variabili e obbligo di prenotazione del posto.
La scelta non è casuale: l’obiettivo del pass non è incentivare il turismo o i viaggi occasionali tra grandi città, ma togliere auto dalle strade nei tragitti di tutti i giorni, dove si concentrano traffico, emissioni e costi sociali più alti. In altre parole, si punta a rendere semplice e conveniente la mobilità ordinaria, lasciando fuori i servizi premium che seguono ancora una logica di mercato.
Serve un forte coordinamento
Naturalmente non mancano le incognite. Servirà un forte coordinamento tra Stato, regioni e operatori locali per distribuire le risorse e garantire che il sistema regga anche economicamente. E resta il tema delle aree meno servite, dove l’abbonamento rischia di essere meno appetibile se non accompagnato da un rafforzamento reale dell’offerta.
Ma il segnale politico è netto. Con un abbonamento unico nazionale, la Spagna prova a dire che la transizione ecologica passa anche da scelte quotidiane molto concrete: salire su un autobus o su un treno senza doverci pensare troppo. E, se davvero basteranno 60 euro al mese, l’auto privata avrà una scusa in meno.
