1 Febbraio 2026
/ 17.12.2025

Un solo abbonamento per muoversi in tutta la Spagna

La sfida di Madrid alla mobilità tradizionale. Il costo previsto è di 60 euro al mese, con una tariffa ridotta per i più giovani, e l’avvio del sistema è fissato per gennaio 2026. Nel pass rientrano i servizi di trasporto pubblico pensati per la mobilità quotidiana: autobus statali e locali, metropolitane, tram, treni suburbani e regionali

Paghi una cifra fissa e sali su qualunque mezzo pubblico, senza più pensare a biglietti diversi, zone tariffarie o abbonamenti spezzettati. È questa l’idea alla base della proposta lanciata dal governo spagnolo: un abbonamento unico nazionale per autobus, metro e trasporti ferroviari locali e regionali, pensato per semplificare la vita ai cittadini e rendere il trasporto pubblico la scelta più naturale.

Il costo previsto è di 60 euro al mese, con una tariffa ridotta per i più giovani, e l’avvio del sistema è fissato per gennaio 2026. Non una sperimentazione lampo, ma un progetto strutturale che punta a restare nel tempo e a cambiare le abitudini di spostamento.

Un salto politico

Negli ultimi anni la Spagna aveva già imboccato questa strada, introducendo forti sconti e periodi di gratuità su treni regionali e pendolari. Ora però il salto è politico prima ancora che tecnico: non più misure emergenziali legate al caro-energia o all’inflazione, ma un modello stabile, comprensibile e uguale per tutti: muoversi senza auto non deve essere complicato né costoso.

L’obiettivo è duplice. Da un lato alleggerire il bilancio delle famiglie, soprattutto di studenti e lavoratori pendolari, dall’altro ridurre traffico ed emissioni. In un settore, quello dei trasporti, che resta uno dei più difficili da decarbonizzare, l’idea è rovesciare la logica abituale: invece di scoraggiare l’uso dell’auto a colpi di divieti, si rende il mezzo pubblico più conveniente, più semplice e più prevedibile.

Nel perimetro dell’abbonamento rientrano i servizi di trasporto pubblico pensati per la mobilità quotidiana: autobus statali e locali, metropolitane, tram, treni suburbani e regionali, cioè quelli usati ogni giorno da pendolari, studenti e lavoratori. Restano invece esclusi i collegamenti a lunga percorrenza e l’alta velocità, che funzionano con logiche diverse, prezzi variabili e obbligo di prenotazione del posto.

La scelta non è casuale: l’obiettivo del pass non è incentivare il turismo o i viaggi occasionali tra grandi città, ma togliere auto dalle strade nei tragitti di tutti i giorni, dove si concentrano traffico, emissioni e costi sociali più alti. In altre parole, si punta a rendere semplice e conveniente la mobilità ordinaria, lasciando fuori i servizi premium che seguono ancora una logica di mercato.

Serve un forte coordinamento

Naturalmente non mancano le incognite. Servirà un forte coordinamento tra Stato, regioni e operatori locali per distribuire le risorse e garantire che il sistema regga anche economicamente. E resta il tema delle aree meno servite, dove l’abbonamento rischia di essere meno appetibile se non accompagnato da un rafforzamento reale dell’offerta.

Ma il segnale politico è netto. Con un abbonamento unico nazionale, la Spagna prova a dire che la transizione ecologica passa anche da scelte quotidiane molto concrete: salire su un autobus o su un treno senza doverci pensare troppo. E, se davvero basteranno 60 euro al mese, l’auto privata avrà una scusa in meno.

CONDIVIDI

Continua a leggere