Nel mondo si parlano oltre 7.000 lingue, ma quasi la metà è oggi a rischio estinzione. Dal 1950 a oggi ne sono già scomparse 244 ed entro i prossimi quarant’anni la velocità di questa perdita potrebbe triplicare.
La scomparsa di una lingua è una crisi urgente tanto quanto quella ambientale. Il meccanismo è simile: pezzi di biodiversità culturale si dissolvono per sempre, senza che sia possibile recuperarli.
Quando una lingua scompare
Le lingue minoritarie non sono solo insiemi di parole diverse, ma modi di vedere e descrivere il mondo. Nel corso dei secoli, molte comunità indigene hanno sviluppato termini specifici per piante e animali che la scienza occidentale ha riconosciuto solo molto tempo dopo. Quando una lingua muore, scompare anche tutto questo patrimonio di conoscenze: tecniche agricole, rimedi medici tradizionali, rituali e concetti che semplicemente non hanno un equivalente nelle lingue più diffuse.
C’è poi un legame stretto tra diritti linguistici e diritti umani. La giornalista e ricercatrice Sophia Smith Galer, che ha indagato a lungo sul fenomeno del “linguicidio” (la cancellazione deliberata di una lingua), sostiene che cancellare la lingua di un popolo significa, di fatto, colpirne l’identità e i diritti fondamentali.
La mappa digitale della disuguaglianza
Oggi, alla fragilità storica di queste lingue si aggiunge una minaccia del tutto nuova: l’esclusione dal mondo digitale. Uno studio pubblicato nell’ottobre del 2025 ha analizzato più di 7.000 lingue, incrociando il numero di persone che le parlano nella vita reale con la loro effettiva presenza sul web e nelle tecnologie. I risultati ci dicono che circa un quarto delle lingue del mondo è parlato da milioni di persone, ma è totalmente assente dai dati impiegati per addestrare le intelligenze artificiali. Gli autori dello studio li hanno definiti “giganti invisibili”: lingue vive e popolate nella realtà, ma completamente escluse dall’universo digitale.
L’effetto valanga dell’intelligenza artificiale
I software di intelligenza artificiale (come quelli alla base di ChatGPT) non si limitano a fotografare la realtà: la amplificano e, a volte, la deformano.
La gerarchia tra le lingue nell’IA non è un semplice errore tecnico che si può risolvere aggiungendo qualche dato in più. È un problema strutturale. I sistemi tecnologici attuali non fanno che prolungare le disuguaglianze nate in epoca coloniale, quando alcune lingue furono imposte per il governo e il commercio, mentre altre vennero messe a tacere.
Oggi, quelle stesse lingue dominanti riempiono gli archivi digitali di internet, mentre le lingue marginali restano invisibili agli algoritmi. Il risultato è un effetto valanga: più una lingua è presente nei sistemi digitali, più diventa centrale nella società; meno è presente, più viene tagliata fuori da quegli strumenti tecnologici che oggi regolano l’accesso alle informazioni, alla scuola e persino alle cure mediche.
Il tempo stringe
Moltissime comunità locali stanno lottando per salvare le proprie lingue attraverso scuole di quartiere, archivi digitali e progetti per tramandare le parole dai nonni ai nipoti. Ma la sfida è immensa e i fondi sono pochi.
Ogni volta che muore un anziano che parla una lingua minoritaria, svanisce un intero mondo di conoscenze che nessun computer ha ancora fatto in tempo a salvare. La scomparsa delle lingue ha radici storiche profonde, ma oggi viaggia veloce attraverso gli algoritmi. È qui che il danno rischia di diventare definitivo e impossibile da riparare.
