19 Maggio 2026
/ 19.05.2026

Nel 2025 un italiano su due ha fatto shopping di seconda mano

La second hand economy è diventata la prima opzione, non l'ultima.Il valore complessivo generato dal settore si attesta sui 27,2 miliardi di euro, pari all'1,2% del Pil

Cresce ancora il mercato dell’usato in Italia. Secondo l’Osservatorio Second Hand Economy di Ipsos Doxa per Subito, nel 2025 sono stati 28,2 milioni gli italiani che hanno comprato o venduto almeno un oggetto di seconda mano, con una crescita del 3,7% rispetto all’anno precedente. Un aumento che non sorprende in un contesto di costo della vita in rialzo e incertezza economica diffusa, ma che segnala qualcosa di più profondo: l’usato non è più una scelta di ripiego, ma una preferenza consapevole.

A confermarlo è un dato su tutti: il 68% degli intervistati dichiara di partire proprio dal mercato dell’usato quando deve acquistare qualcosa, una crescita di 9 punti percentuali rispetto all’anno precedente. La second hand economy, insomma, è diventata la prima opzione, non l’ultima.

Un settore da 27 miliardi di euro

Il valore complessivo generato dal settore si attesta sui 27,2 miliardi di euro, pari all’1,2% del Pil nazionale. A trainare il mercato è soprattutto la componente online, che supera per la prima volta la soglia del 70% e genera 14,7 miliardi di euro, il 54% del totale. Dieci anni fa la quota online si fermava al 30%. Sul piano delle categorie merceologiche, i veicoli restano la voce più pesante con 11,1 miliardi di euro, seguiti da casa & persona (7,4 miliardi), elettronica (5,5 miliardi) e sport e hobby (3,2 miliardi).

Le motivazioni che spingono verso la second hand sono in primo luogo economiche. Chi acquista indica il risparmio come driver principale (62%), chi vende mette al primo posto la necessità di fare spazio, ma subito dopo arriva il guadagno (42%). In media, chi vende ricava 834 euro all’anno, mentre chi compra risparmia il 44% rispetto al prezzo del nuovo, una percentuale che sale al 50% in categorie come abbigliamento e accessori, vintage, biciclette, libri e articoli per bambini.

L’impatto sul bilancio familiare è percepito in modo concreto dal 59% di chi acquista e dal 26% di chi vende (in crescita di 12 punti percentuali rispetto al 2024). Segno che la seconda mano non è più solo uno strumento per chi compra, ma una leva economica attiva anche per chi cede.

Online, più rapido e più sicuro

Sul fronte digitale, il 2025 consolida la fiducia nel canale online anche in termini di sicurezza: il 35% degli acquirenti (contro il 31% del 2024) e il 41% dei venditori (contro il 31% del 2024) scelgono il canale digitale proprio per ridurre il rischio di truffe: segnale di un ecosistema sempre più strutturato. Tra i vantaggi principali dell’online vengono indicati la rapidità (55%), la comodità di gestire tutto da casa (53%), l’ampiezza della scelta (50%) e la disponibilità 24 ore su 24 (48%).

Un dettaglio non secondario riguarda il posizionamento simbolico del settore: per la prima volta nel 2025, la second hand economy è diventata il secondo comportamento sostenibile più diffuso tra gli italiani, dopo la raccolta differenziata e prima dell’acquisto di lampadine a led. Un risultato che fotografa un cambiamento culturale più ampio, in cui riusare e rivendere non è più percepito come una necessità ma come una scelta di valore: economico, sociale e ambientale.

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