19 Maggio 2026
/ 19.05.2026

Israele assalta di nuovo la Flotilla. La Turchia: “È pirateria”

Fermate oltre 40 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. A bordo centinaia di attivisti con aiuti umanitari destinati alla Striscia di Gaza, per aiutare una popolazione prima massacrata dalle bombe e ora decimata da epidemie e fame

La marina israeliana ha intercettato la Global Sumud Flotilla, la missione civile partita dalla Turchia per tentare di raggiungere Gaza via mare. Secondo i media israeliani, sono state fermate oltre 40 delle 54 imbarcazioni salpate da Marmaris, mentre circa 300 attivisti sarebbero stati arrestati.

L’operazione è iniziata lunedì 18 maggio nel Mediterraneo orientale. Reuters e il sito israeliano Walla riferiscono che le navi sarebbero state bloccate in acque internazionali, a circa 250 miglia nautiche dalla Striscia. Nei video diffusi dalla flottiglia si vedono motovedette israeliane avvicinarsi alle imbarcazioni durante la notte.

Secondo gli organizzatori, a bordo c’erano 426 persone provenienti da 39 Paesi. La missione trasportava aiuti umanitari e puntava a richiamare l’attenzione sulla crisi nella Striscia.

Israele ha definito la missione una “provocazione” e ha ribadito che non consentirà violazioni del blocco navale imposto su Gaza, considerato necessario per impedire il traffico di armi verso Hamas. La Turchia ha invece parlato di “atto di pirateria” e ha chiesto il ritorno in sicurezza dei propri cittadini. Le Nazioni Unite hanno chiesto che la situazione venga gestita “in modo pacifico” e senza danni per le persone a bordo.

La terza Flotilla bloccata in pochi mesi

Quella fermata lunedì è la terza Flottiglia organizzata negli ultimi mesi dal network Global Sumud. Un precedente convoglio era stato bloccato a fine aprile al largo di Creta. La vicenda riporta al centro il tema dell’accesso umanitario a Gaza. Organizzazioni internazionali denunciano da mesi carenze di medicinali, carburante e beni alimentari nella Striscia, mentre Israele sostiene che dall’ottobre 2025 siano entrate oltre 1,58 milioni di tonnellate di aiuti umanitari.

Secondo i media israeliani, l’esercito ha sequestrato oltre 40 delle 54 imbarcazioni partite dalla Turchia con aiuti e attivisti internazionali diretti verso Gaza. Circa 300 persone sarebbero state fermate.

La flottiglia, coordinata dal gruppo Global Sumud, era salpata nei giorni scorsi da Marmaris, sulla costa turca. A bordo, secondo gli organizzatori, c’erano 426 persone provenienti da 39 Paesi, tra cui decine di cittadini turchi. La missione viene descritta come un’iniziativa “umanitaria, legale e non violenta” per denunciare la situazione nella Striscia e tentare di consegnare forniture civili.

L’abbordaggio in acque internazionali

I video diffusi online e rilanciati dalle agenzie internazionali mostrano motovedette israeliane avvicinarsi alle imbarcazioni durante la notte. In alcuni filmati si sentono i militari gridare “IDF” mentre salgono a bordo.

Secondo Reuters e Walla, l’operazione sarebbe avvenuta a circa 250 miglia nautiche da Gaza, dunque in acque internazionali. È il punto che ha provocato le reazioni più dure. Il ministero degli Esteri turco ha definito l’intervento “un nuovo atto di pirateria”, chiedendo il rientro in sicurezza dei propri cittadini. Anche il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha condannato l’operazione e invitato la comunità internazionale a intervenire.

Le Nazioni Unite hanno invece mantenuto una posizione più prudente. Il viceportavoce Farhan Haq ha chiesto che “nessuna delle persone a bordo subisca danni” e che la situazione venga gestita “in modo pacifico”.

Israele difende l’operazione richiamando il blocco navale imposto su Gaza, considerato necessario, secondo il governo israeliano, per impedire il traffico di armi verso Hamas. Il ministero degli Esteri israeliano ha definito la missione una “provocazione” e invitato le navi a invertire la rotta.

Mobilitazioni in Grecia e in Italia

La vicenda si inserisce dentro una crisi umanitaria che continua ad aggravarsi. Organizzazioni internazionali e agenzie ONU denunciano da mesi carenze di medicinali, carburante e beni alimentari nella Striscia.Reuters ricorda che gran parte della popolazione di Gaza vive oggi in edifici danneggiati o in campi improvvisati, dopo mesi di bombardamenti e sfollamenti.

L’intercettazione ha provocato proteste anche in Europa. Ad Atene alcuni manifestanti si sono riuniti davanti al ministero degli Esteri greco in solidarietà con gli attivisti a bordo. In Italia, nelle stesse ore, lo sciopero nazionale promosso dall’Unione Sindacale di Base contro il riarmo e a sostegno della popolazione palestinese ha riportato il tema di Gaza nelle piazze.

Nelle ultime ore anche Pakistan, Brasile, Spagna, Indonesia, Bangladesh e altri Paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta di condanna contro gli attacchi alle imbarcazioni civili. Nel testo i ministri degli Esteri parlano di “grave preoccupazione” per le operazioni israeliane contro le flottiglie dirette a Gaza.

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