20 Maggio 2026
/ 20.05.2026

Ora il Tevere ha il suo museo

Aperto il 19 maggio in un casale dell'Ottocento ai piedi di Monte Mario. Il progetto riunisce i cinque circoli remieri più antichi della città

Roma esiste grazie al Tevere, lo ha mitizzato, lo ha cantato, lo ha dipinto, ma non ha mai trovato il modo di raccontarlo in un museo. Il 19 maggio 2026, con l’inaugurazione ufficiale del Museo del Tevere in via Gomenizza 81, ai piedi di Monte Mario, questa lacuna è stata finalmente colmata.

L’Associazione Museo del Tevere, presieduta dall’ingegner Marcello Scifoni e fondata insieme al giornalista Enrico Tonali e allo storico Giuseppe Lattanzi, ha impiegato anni per trasformare l’idea in realtà. Il progetto riunisce i cinque circoli remieri più antichi della città: il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo, fondato nel 1872 e primo a introdurre il canottaggio nella Capitale, il Circolo Canottieri Aniene (1892), il Circolo Canottieri Roma (1919), il Circolo Canottieri Lazio (1920) e il Circolo Canottieri Tirrenia Todaro (1945). Cinque realtà che si sfidano sull’acqua da oltre un secolo ma che su questo progetto hanno deciso di remare nella stessa direzione.

La sede è un casale dell’Ottocento

La sede è un casale dell’Ottocento che il Comune di Roma ha concesso in comodato d’uso all’associazione. Il sindaco Roberto Gualtieri era presente all’inaugurazione, a testimoniare un sostegno istituzionale che tuttavia non ha mai preteso di guidare l’iniziativa. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’operazione: come ha sottolineato il vicepresidente del Circolo Canottieri Roma Stefano Brusadelli già nelle prime presentazioni del progetto, “la proposta arriva dalla società civile, senza essere trainata dalla politica, bensì trainando la politica”.

Ad aprire le porte del museo è la mostra fotografica “150 anni di amore per il Tevere”, curata da Giuseppe Di Piazza. Una ottantina di immagini d’archivio, provenienti dai fondi dei cinque circoli, documentano la trasformazione del paesaggio fluviale romano dalla seconda metà dell’Ottocento ai giorni nostri. Scorrendo le fotografie si ricostruisce un mondo scomparso: le regate di fine secolo, i canottieri in divisa bianca, le famiglie borghesi che trascorrevano i pomeriggi domenicali sulle rive del fiume, le alluvioni periodiche che ancora modellavano la vita della città prima della costruzione dei muraglioni. È, in sintesi, la storia di un rapporto lungo e contraddittorio tra una metropoli e il corso d’acqua che l’ha generata.

Tre imbarcazioni d’epoca

Alla mostra fotografica si affiancano tre imbarcazioni d’epoca, che da sole varrebbero la visita. Due provengono dal patrimonio del Reale Circolo Canottieri Tevere Remo: una joletta da un vogatore dotata di panca per passeggero, pensata per ospitare una dama con ombrellino parasole, e una canoa “alla canadese” degli anni Trenta, già di proprietà della Società Geografica Italiana, che ha navigato fiumi e laghi di mezzo mondo prima di tornare sul Tevere. La terza imbarcazione è uno scheletro di legno rivestito di tela impermeabilizzata, costruito negli anni Cinquanta in Argentina e poi tornato a Roma. Tre pezzi di legno che raccontano, ciascuno a modo suo, come il Tevere sia sempre stato un punto di partenza e di arrivo.

La realtà virtuale

Quella inaugurata a maggio è però solo la prima tappa di un progetto più ambizioso. Il piano prevede una sezione di realtà virtuale che consentirà ai visitatori di navigare il fiume in epoche diverse attraverso ricostruzioni digitali. È in programma anche un’ampia area di documentazione, curata da specialisti, dedicata all’importanza del Tevere nella nascita e nello sviluppo della città, alla sua morfologia, alla flora e alla fauna del tratto urbano. E poi una sezione sulla storia dei cinque circoli storici, definiti non a caso “sentinelle del fiume”: sodalizi che, negli anni in cui il rapporto tra i romani e il Tevere si è progressivamente rarefatto, hanno continuato a frequentarlo quotidianamente, tenendo viva una cultura fluviale che altrove si era spenta.

Perché il punto è proprio questo: i romani e il loro fiume si sono persi di vista. La costruzione degli argini in muratura tra fine Ottocento e inizio Novecento, necessaria per mettere in sicurezza la città dalle piene ricorrenti, ha allontanato fisicamente le sponde dalla vita quotidiana della città. Il Tevere è diventato qualcosa da attraversare su un ponte, non da frequentare. Il museo nasce anche con l’obiettivo dichiarato di invertire questa tendenza, soprattutto tra le giovani generazioni: accrescere il rispetto per il fiume, stimolare il desiderio di viverlo e di tutelarlo come risorsa fondamentale del territorio.

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