Mentre la popolarità di Roberto Gualtieri cresce di otto punti in un anno, quella di Francesco Rocca precipita in fondo alla graduatoria nazionale. A certificarlo è il Governance Poll 2026, l’indagine con cui il Sole 24 Ore misura ogni anno la soddisfazione dei cittadini nei confronti di sindaci e presidenti di Regione.
Il primo cittadino di Roma compie un balzo di 48 posizioni e si attesta al 54% del gradimento, tornando stabilmente sopra la soglia della maggioranza assoluta. Dodici mesi fa era fermo al 46%: allora i cantieri aperti in ogni quartiere pesavano sull’umore dei romani e condizionavano il giudizio sull’amministrazione. Oggi il vento è cambiato.
Il dividendo del Giubileo
Dietro la risalita c’è soprattutto la conclusione dei grandi lavori legati all’Anno Santo. I cantieri finalmente chiusi, le piazze rinnovate, i nuovi parchi e l’apertura della nuova tratta della linea C hanno trasformato in consenso quello che fino a poco tempo fa era motivo di lamentela quotidiana. Gli investimenti messi in campo nella prima parte del mandato, insomma, cominciano a produrre risultati visibili, e i cittadini lo riconoscono nelle risposte raccolte dal quotidiano economico.
Il confronto con il passato elettorale rende l’idea del percorso: al primo turno delle comunali Gualtieri si era fermato al 27% delle preferenze, prima di vincere il ballottaggio con il 60,1%. Il 54% di oggi lo colloca dunque ben oltre il consenso raccolto all’esordio della sua corsa al Campidoglio.
Rocca ultimo tra i governatori
Sul versante regionale il clima è opposto. Rocca chiude la classifica dei presidenti con un 42% poco lusinghiero, staccato di oltre 24 punti dalla vetta, dove siede il governatore della Puglia Antonio Decaro con il 66%. Il presidente della Regione Lazio minimizza: “Non mi preoccupo di questi sondaggi, la parola finale sul gran lavoro che stiamo facendo la metteranno gli elettori nel 2028”. E dice che la vera sfida è comunicativa: “Far percepire quello che abbiamo fatto è difficile e probabilmente su questo c’è da lavorare”.
L’opposizione, però, legge il dato in tutt’altro modo. Per il consigliere regionale del Pd Massimiliano Valeriani la bocciatura è “il coronamento di un percorso fatto di sagre enogastronomiche, viaggi all’estero, case della comunità prive di servizi, trasporti insufficienti e leggi strampalate”. Tra il Campidoglio che sorride e la Regione in affanno, la fotografia del 2026 consegna al Lazio una politica a due velocità.
