Non serve il legno, né la vetroresina. Per partecipare bastano cartone, nastro adesivo e una buona dose di progettazione. Sabato 25 luglio il Naviglio di Turbigo ospiterà l’ottava edizione della “Carton Boat Race“, la gara che mette alla prova la capacità degli equipaggi di costruire, in appena due ore e mezza, un’imbarcazione abbastanza resistente da completare il percorso in acqua.
Poche semplici regole
La competizione, nata a Turbigo nel 2018, prevede squadre composte da un massimo di cinque persone, di cui due destinate alla navigazione e tre impegnate nella costruzione. I materiali sono rigidamente regolamentati: cartone da scatoloni non pretrattato né sovrapposto e soltanto i due rotoli di nastro adesivo forniti dagli organizzatori. Sono invece consentite pagaie di qualsiasi tipo. Al termine della fase di costruzione si passa subito alla prova decisiva: verificare se la barca riuscirà davvero a galleggiare. L’invito del Comune sintetizza lo spirito dell’iniziativa: “Costruisci la tua barca, sali a bordo e naviga”. La quota di iscrizione è di 50 euro per squadra.
Un’idea nata all’università e diventata un fenomeno
Le regate di barche di cartone hanno una storia più lunga di quanto si possa immaginare. La prima competizione documentata risale al 1974, quando Richard Archer, docente della Southern Illinois University, trasformò un’esercitazione di progettazione in una sfida tra studenti. Da allora il format si è diffuso in numerosi Paesi, con gare dedicate a studenti, famiglie e appassionati. Negli Stati Uniti, a New Richmond, in Ohio, esiste persino il “Cardboard Boat Museum”, considerato l’unico museo al mondo dedicato a queste insolite imbarcazioni e sede di una regata annuale che richiama migliaia di spettatori.
Quando il cartone diventa una lezione di progettazione
La gara non è soltanto un appuntamento ricreativo. Secondo uno studio pubblicato sul Middle School Journal, la costruzione di barche di cartone rappresenta uno strumento efficace per avvicinare gli studenti alle discipline STEM, perché mette alla prova capacità di progettazione, problem solving e lavoro di squadra attraverso un’esperienza pratica. In fondo è questa la ragione per cui, a distanza di oltre cinquant’anni dalla prima regata, il format continua a funzionare: non premia chi dispone dei materiali migliori, ma chi sa sfruttare al massimo risorse essenziali. Un principio che, nell’epoca dell’usa e getta, restituisce valore all’ingegno prima ancora che alla competizione.
