Un supermercato che non esiste, montato dentro un capannone di Cinisello Balsamo, è bastato a far diventare la provincia milanese il set della serie italiana più vista del momento su Prime Video. “Super Market“, sei episodi disponibili dal 17 luglio, racconta le disavventure di Eury, discount di periferia gestito da una catena bulgara immaginaria il cui slogan promette che “convenienza fa rima con qualità”.
Un finto discount, vero set
La produzione, firmata da Banijay Italia con Prime Video e sostenuta dal fondo cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura, ha ricostruito corsie, scaffali e casse in un allestimento ad hoc, impiegando circa sessanta persone di troupe per cinque settimane e mezza tra fine gennaio e febbraio 2026. La scelta di Cinisello Balsamo non è solo logistica: conferma una tendenza già visibile in altre produzioni italiane recenti, quella di spostare le riprese fuori dai centri storici delle grandi città, verso l’hinterland, dove gli spazi costano meno e restano riconoscibili come “provincia” agli occhi dello spettatore.
La trama e i volti noti
Al centro della storia c’è la minaccia di chiusura che pende sul negozio, dopo che finisce in fondo alla classifica di gradimento interna alla catena. Il direttore Enrico, interpretato da Alessandro Betti, e la caporeparto Anita, Marta Zoboli, guidano un gruppo di dipendenti alle prese con clienti scontenti e piccoli disastri quotidiani. Nel cast anche Katia Follesa nei panni della capoarea che pone l’ultimatum al punto vendita, e Tommaso Cassissa nel ruolo dello stagista Edoardo, arrivato senza esperienza e con l’ambizione di fare il cantante.
La firma satirica applicata al piano vendita
Il collettivo milanese, noto per la satira sui linguaggi aziendali e istituzionali già esplorata nei film del “Milanese Imbruttito“, sposta qui l’obiettivo dagli uffici alle corsie di un discount, mettendo in scena piccole ambizioni frustrate e gerarchie in miniatura. Il format non è originale: adatta una serie olandese ideata da Michael Middelkoop, Manju Reijmer, Paul de Vrijer e Jard Struik per NL Film e Avrotros, un modello già collaudato altrove e ora riportato nel contesto della grande distribuzione italiana di provincia.
Il risultato, al netto degli ascolti record delle prime ore, dice qualcosa anche sul presente dell’audiovisivo nazionale: la periferia lombarda, tra hinterland e centri commerciali, sta diventando uno scenario narrativo ricorrente, che racconta il lavoro precario e la quotidianità del ceto medio meglio di tanti uffici da fiction.
