12 Settembre 2026
/ 11.09.2026

Uccelli migratori, quasi una specie su due è in declino. Da Nairobi la svolta

Nuovo rapporto “State of the World’sBirds” di BirdLife International: il 45% delle specie migratrici arretra, una su nove rischia l’estinzione. Ma dal vertice del Kenya arrivano anche buone notizie, con una dichiarazione condivisa e miliardi di dollari destinati a proteggere le grandi rotte di migrazione

Quasi la metà degli uccelli migratori è in difficoltà. Lo dice l’ultima edizione del rapporto “State of the World’sBirds”, presentato l’11 settembre a Nairobi da BirdLife International, la rete che riunisce 125 organizzazioni in 120 Paesi e di cui fa parte la Lipu. Il documento, pubblicato ogni quattro anni, per la prima volta si concentra sugli uccelli migratori e sulle vie che ne rendono possibile il viaggio. Il quadro è severo: il 45% delle specie migratrici è in declino e una su nove è minacciata di estinzione. Va peggio a chi dipende dal mare e dalle coste, con un uccello marino migratore su tre a rischio e più della metà dei limicoli in arretramento.

L’ombra del chiurlottello

Il simbolo di questa crisi ha un nome: chiurlottello. La sua estinzione, ufficializzata nel 2025, arriva trent’anni dopo l’ultimo avvistamento certo, in una laguna del Marocco nel febbraio 1995. È  la prima in Eurasia continentale e Africa negli ultimi secoli.

Dietro questi numeri c’è un intreccio di pressioni: la diffusione di specie invasive, l’agricoltura sempre più intensiva, la crisi climatica e una caccia condotta senza regole sostenibili. Gli habitat più fragili, come foreste, zone umide costiere e ambienti marini, sono anche i più colpiti. Eppure il rapporto non si limita a registrare le perdite.

La svolta di Nairobi

La buona notizia è che, quando si interviene lungo l’intera rotta migratoria e non solo su singoli siti, gli uccelli rispondono. Lo dimostra il capovaccaio, il cui declino nei Balcani si è fermato grazie all’azione coordinata di più Paesi. È questo lo spirito della Dichiarazione di Nairobi, firmata da governi, scienziati, associazioni e istituzioni finanziarie: riconoscere che la salvezza delle specie migratrici passa da uno sforzo comune, tradotto poi in piani nazionali. “Stiamo perdendo uccelli migratori a un ritmo allarmante, ma questa dichiarazione segna una svolta. Servono governi, imprese e cittadini, e ora tocca ad altri farsi avanti”, ha commentato Claudio Celada, direttore dell’Area Conservazione natura della Lipu, presente al vertice.

Miliardi per le rotte di volo

A dare sostanza agli impegni ci sono le risorse. Dal 2021 le banche di sviluppo hanno mobilitato oltre sei miliardi di dollari per la conservazione. La Banca Asiatica di Sviluppo ne destinerà tre nei prossimi dieci anni per tutelare almeno 50 zone umide lungo la rotta Asia orientale-Australasia. Nelle Americhe, la banca di sviluppo dell’area latino-caraibica punta a mobilitare tra i 3 e i 5 miliardi entro il 2050 per oltre 30 tra paesaggi terrestri e marini. La Banca Mondiale, insieme a BirdLife, lavora su rotte percorse da più di due miliardi di uccelli.

Un’unica catena

L’idea di fondo è quella del Programma globale per le rotte migratorie lanciato da BirdLife: non più siti, specie o confini presi singolarmente, ma intere vie di volo viste come reti interconnesse di habitat. Quando un anello si spezza, l’intera catena si indebolisce. Proteggere la meraviglia della migrazione, insomma, significa pensare in grande, oltre le frontiere.

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