Perché una persona è estroversa e un’altra timida, una precisa e un’altra caotica? Un lavoro pubblicato su Nature, condotto dal Revived Genomics of Personality Consortium su oltre un milione di persone in 46 gruppi di ricerca nel mondo, ha individuato 1.260 varianti del DNA collegate ai cinque grandi tratti della personalità: estroversione, amicalità, coscienziosità, nevroticismo e apertura mentale.
Il team è guidato da Ted Schwaba (Michigan State University), con Michel Nivard, genetista comportamentale dell’Università di Bristol, ed Elliot Tucker-Drob tra i coordinatori principali. “I ricercatori del settore aspettavano da tempo uno studio di associazione genomica sufficientemente ampio sulla personalità”, ha commentato ad Ewen Callaway di Nature Aysu Okbay, genetista comportamentale dell’Amsterdam University Medical Centre, che non ha partecipato alla ricerca.
Esiste il gene del carattere?
Le 1.260 varianti trovate hanno, prese singolarmente, un peso quasi impercettibile: servono in media oltre 16 mila varianti diverse per spiegare le differenze in un solo tratto. Per l’estroversione, ad esempio, possedere la versione “giusta” di una singola variante sposta una persona dal 50° al 50,35° percentile del tratto: uno scarto minimo, quasi irrilevante su scala individuale. Le varianti genetiche comuni spiegano tra il 4,8% (amicalità) e il 9,3% (estroversione) delle differenze di personalità tra le persone, percentuali lontane dal 40-60% che emerge invece dagli studi classici condotti sui gemelli. Il messaggio, ribadito nello studio, è che la personalità resta influenzata in modo sostanziale dall’ambiente in cui una persona cresce e vive.
La famiglia non inganna i risultati
I ricercatori temevano che le somiglianze genetiche tra parenti potessero far apparire “genetico” ciò che è in realtà ambiente familiare condiviso. Confrontando fratelli e figli con i genitori, hanno isolato la trasmissione diretta del DNA, che spiega il 96,2% della capacità predittiva complessiva dei punteggi genetici sulla personalità: un valore quasi identico a quello registrato tra gemelli. “Pensavo che ci fosse qualche effetto genetico indiretto, che l’ambiente della prima infanzia, plasmato dai geni dei genitori, influenzasse la personalità dei figli”, ha detto Nivard. “Semplicemente non abbiamo trovato questo tipo di correlazione gene-ambiente”. Lo studio non ha segnalato prove solide nemmeno che le persone scelgano partner con personalità simile alla propria, smentendo così un’idea diffusa anche nel senso comune.
