Le temperature particolarmente alte hanno contribuito questa estate, secondo un rapporto co-firmato dal Met Office, a 2.700 morti in eccesso in Inghilterra e Galles. Proprio mentre l’ondata di caldo colpiva il Regno Unito, Benedict Cumberbatch lavorava alla promozione del suo nuovo documentario sul clima, “How to Live on Earth”, diretto da Jonnie Hughes e disponibile gratuitamente su YouTube dal 20 settembre. Un film costruito su un’idea precisa: raccontare chi, in giro per il mondo, sta già trovando soluzioni.
Il format della speranza
Girato in gran parte al Natural History Museum di Londra, il film alterna i monologhi dell’attore a storie di attivisti, biologi e chef che sperimentano pratiche di convivenza con la natura, dalla rigenerazione dei suoli alle proteine alternative. Cumberbatch parla mentre fuori dal suo albergo londinese le temperature estive hanno contribuito, secondo un rapporto co-firmato dal Met Office, a 2.700 morti in eccesso in Inghilterra e Galles: “Viviamo dentro gli effetti del collasso climatico, quindi uscire di casa è, letteralmente, una chiamata all’azione”, ha dichiarato al Guardian.
Comprare la natura per salvarla
La parte più interessante riguarda un’idea economica precisa: trattare la natura viva come un asset più redditizio di quella sfruttata. “La zanna di un elefante non vale quanto l’elefante vivo, per ciò che porta alla savana per farla funzionare come ecosistema”, ha spiegato l’attore al quotidiano inglese, immaginando meccanismi che remunerino servizi finora gratuiti. È lo stesso principio, con nomi diversi, dei crediti di carbonio e dei bond sulla biodiversità: strumenti che hanno attratto capitali ma che diverse inchieste hanno mostrato vulnerabili a sovrastime dei benefici ambientali e a conflitti con le comunità nei territori “monetizzati”. Trasformare un ecosistema in azionista di se stesso non lo mette al riparo dalla logica estrattiva che vorrebbe correggere.
Il documentario dà spazio anche a chi lavora lontano dai riflettori: il biologo Dan O’Neill, che studia i grandi felini nelle foreste pluviali, sottolinea come la distribuzione online permetta al film di raggiungere anche le comunità che vivono accanto agli animali raccontati, spesso escluse dai circuiti cinematografici tradizionali.
