23 Ottobre 2026
/ 23.10.2026

Meno cemento, più alberi: il piano da 2,8 milioni di Monza per il clima

Con Bellusco e il sostegno di Fondazione Cariplo, la città punta su 27 azioni entro il 2028: suolo permeabile, 7.000 nuovi alberi, risparmio idrico ed energie rinnovabili

Monza sceglie la transizione ecologica. E lo fa con la Strategia di Transizione Climatica (STC) “Monza & Co. – Green and Blue Transition”. Un piano articolato voluto per “affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e costruire una nuova visione condivisa di sviluppo sostenibile” e composto da 27 azioni territoriali da realizzare entro il 2028 suddivise in 3 Pilastri progettuali: Riduzione del rischio e aumento della resilienza dei territori, Conservazione delle risorse naturali e Transizione energetica. Di fatto, una serie di interventi predisposti per preservare le risorse naturali, prevenire i danni causati dagli eventi estremi e ridurre le emissioni climalteranti.

A promuoverlo sono i Comuni di Monza e Bellusco, piccolo abitato a prevalenza agricola selezionato per le sue politiche ambientali molto avanzate, con il supporto di Legambiente Lombardia, Parco Regionale della Valle del Lambro, Consorzio Villa Reale e Parco di Monza ed ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) e numerosi altri partner territoriali. Il progetto è sostenuto da Fondazione Cariplo nell’ambito del programma F2C – Fondazione per il Clima.

Le ragioni che hanno indotto gli enti a impegnarsi nella transizione le ha spiegate Luca Lombroso, meteorologo e divulgatore ambientale intervenuto all’incontro “Sfide globali, azioni locali: preparare le città al cambiamento climatico” svoltosi in Villa Reale di Monza a fine settembre per informare i cittadini sull’andamento del piano avviato nel 2025.

“L’emergenza climatica in corso impone di agire con urgenza nella doppia direzione di adattamento e mitigazione, per gestire l’inevitabile ed evitare l’ingestibile. E l’azione locale è indispensabile. Contribuisce alla diminuzione delle emissioni di gas serra globali causa del riscaldamento globale e, soprattutto, riduce i danni causati al territorio dagli eventi estremi”.

Politiche pensate per durare nel tempo

Il piano è pensato per affrontare le criticità climatiche del territorio, l’alternanza tra lunghi periodi di siccità e di forti precipitazioni, come il nubifragio di luglio 2023 che ha abbattuto oltre 20.000 alberi nel Parco, inclusa una maestosa quercia rossa risalente all’epoca napoleonica situata nei Giardini Reali. Un intento che si desidera perseguire nel tempo tanto da inserire le politiche ideate a tutela della comunità nei documenti di pianificazione e programmazione territoriale del Comune, come PGT (Piano di Governo del Territorio) e DUP (Documento Unico di Programmazione).

“Nel nuovo PGT”, spiega l’assessora alla transizione ecologica di Monza Arianna Bettin, “abbiamo inserito molti elementi della Strategia come il consumo di suolo negativo, molto importante in un contesto altamente urbanizzato. La previsione da nuovo documento di piano è arrivare a depavimentare oltre 100.000 mq, soprattutto dal recupero delle aree dismesse. Altri interventi di depaving/raingarden sono in corso in alcune piazze della città. Interventi localizzati che possono sembrare piccoli, ma in realtà che vanno a influire sul microclima locale delle aree più critiche per esondazioni o isole di calore. Abbiamo, inoltre, ridotto di 711.000 mq l’edificazione rispetto al PGT precedente, imponendo un minimo del 40% di permeabilità del terreno, di cui il 30% di permeabilità profonda per favorire il deflusso nelle falde”.

A tutela degli ecosistemi idrici e arborei

Il consumo di suolo negativo è parte di una strategia di adattamento che comprende la tutela degli ecosistemi idrici e arborei. Il ciclo dell’acqua è migliorato con interventi di prevenzione delle esondazioni, la riattivazione di alcuni pozzi e con pratiche di irrigazione atte a ridurre il consumo di acqua potabile, ad esempio usando quella non potabile di prima falda per il servizio di lavaggio delle strade. Adottate anche tecniche irrigue più efficienti finalizzate al risparmio idrico e alla tutela degli alberi durante i periodi di forte siccità. Alberi indispensabili per trattenere acqua piovana, ma pure per favorire la biodiversità, assorbire CO2 e inquinanti e mitigare le temperature durante le ondate di calore. L’obiettivo è preservare il patrimonio esistente e integrarlo con la piantumazione di altri 7.000 alberi, anche con specie più resistenti alle nuove condizioni climatiche rispetto agli autoctoni, o utilizzando tecniche agronomiche innovative come l’ectomicorrizazione che sfrutta i funghi per il benessere delle piante.

A Bellusco, territorio dominato da un’agricoltura a bassa produttività, si punta sulla conversione a prati stabili delle aree coltivate e sull’ampliamento delle aree boschive, con conseguente aumento del capitale naturale, della biodiversità e della riduzione dello stress idrico.

Una transizione energetica per la mitigazione

Sul fronte della mitigazione i progetti più rilevanti riguardano la riduzione dei consumi di fonti fossili e delle emissioni di gas serra. Un primo approccio è la decarbonizzazione tramite la riqualificazione energetica degli edifici di proprietà delle realtà aderenti, con interventi mirati sulle strutture dove il risparmio energetico è maggiore in relazione alle risorse disponibili e dove è più efficace l’applicazione di impianti rinnovabili di energia locali, come fotovoltaico e teleriscaldamento. Soluzione, quest’ultima, già adottata, per scaldare alcune dimore storiche, inclusa la Villa Reale con le sue 740 stanze, sfruttando la grande disponibilità di biomasse offerta dal Parco con notevole risparmio energetico, ambientale ed economico.

La stessa soluzione è utilizzata a Bellusco, mentre Brianza Acque, gestore idrico che serve 55 Comuni, punta sul fotovoltaico per alimentare le pompe degli oltre 400 pozzi che oggi consumano 60 milioni di kWh di energia, e sul biogas (in combinazione con il fotovoltaico) prodotto dai reflui dei due depuratori per sostituire il metano utilizzato dai cogeneratori che oggi forniscono energia agli impianti.

Energia verde arriverà anche dall’adesione a due CER, le comunità energetiche rinnovabili, esistenti, la Socer a Monza e la Fondazione Sinergie a Bellusco. “L’obiettivo”, dichiara l’assessore con delega all’energia del Comune di Monza Carlo Abbà, “è avere un ruolo guida nello sviluppo delle rinnovabili. Vogliamo essere stimolatori e consulenti per i potenziali fruitori, come aziende, commercianti, condomini o semplici cittadini. Il desiderio è fare installare pannelli fotovoltaici che producono energia pulita da consumare localmente, fattore che evita anche la dispersione di corrente dovuta al trasporto a lunga distanza”.

Un investimento per il futuro

La valutazione della STC Monza & Co. richiederebbe anche il computo dei costi/benefici, analisi impossibile da fare ora in quanto i risparmi generati dal piano si rileveranno nel futuro. L’ipotesi è che i minori costi energetici e la probabile riduzione dei danni causati dagli eventi estremi (solo per il nubifragio del 2023 si stimano danni di 75-80 milioni di euro) dovrebbero compensare ampiamente gli investimenti di 2,8 milioni di euro. Un importo finanziato per 1,2 milioni con fondi pubblici e per 1,6 milioni da Fondazione Cariplo nell’ambito della Call for Ideas Strategia Clima. Un’iniziativa attiva dal 2019 che in 4 edizioni ha erogato 20 milioni di euro a 12 territori coinvolgendo 30 amministrazioni pubbliche e 62 enti unici.

Un bando selettivo che “Monza & Co” è riuscito a ottenere per i contenuti di rilievo come spiega Paolo Siccardi, Programme Officer Area Ambiente Fondazione Cariplo: “Un aspetto positivo è la varietà della rete composta da due Comuni con caratteristiche contrapposte, uno grande e fortemente urbanizzato e l’altro piccolo a prevalenza agricola, e da diversi altri attori, incluso il Parco Regionale della Valle del Lambro, istituzione di 37 Comuni che gestisce un’area di quasi 9.000 ettari distribuiti tra le Province di Como, Lecco e Monza e Brianza”.

L’importanza di fare rete

“La complessità degli attori presenti”, specifica Siccardi, “è ideale per sperimentare politiche climatiche differenti, ma pure per fare dialogare tra loro assessorati e uffici differenti degli enti coinvolti. Un dialogo che riteniamo proficuo per trovare soluzioni condivise ed efficaci, in quanto elaborate tenendo in conto diverse esigenze. Per questo organizziamo incontri periodici per favorire lo scambio di opinioni e per monitorare l’andamento del progetto e ogni 4 mesi promuoviamo la comunità di pratica dove i responsabili delle 12 STC finanziate dal 2019 condividono esperienze, scambiano buone pratiche e valutano soluzioni per superare le problematiche. Altri aspetti decisivi per la vincita del bando sono la volontà degli attori di inserire le strategie di transizione climatica nei documenti ufficiali di pianificazione, come il PGT e il DUP, oppure il coinvolgimento della cittadinanza con incontri informativi e formativi e, naturalmente, la qualità delle strategie climatiche ideate”.

Siccardi ha poi voluto ricordare il supporto fornito dalla Fondazione ai progetti vincitori della Call for Ideas Strategia Clima: “Al finanziamento aggiungiamo altri sostegni, come la consulenza tecnica da parte di esperti necessaria per attivare azioni quick-win o per formare i professionisti sul territorio, per consentire alle realtà finanziate di proseguire la strategia alla fine del progetto grazie alle nuove competenze acquisite dal personale. Tra queste ci sono anche le conoscenze per partecipare a bandi regionali, nazionali e internazionali necessari per la ricerca di ulteriori fondi per continuare nella transizione. Chi lo desidera, può anche seguitare a partecipare alle comunità di pratica, molto utili per rinnovare le strategie di transizione e tessere reti territoriali importanti”.

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