In Italia circolano in media 70 automobili ogni 100 abitanti. Un dato che racconta quanto le città continuino a dipendere dal trasporto privato, nonostante i progressi nella raccolta dei rifiuti e nella gestione dell’acqua. È quanto emerge da Ecosistema urbano 2026, il rapporto di Legambiente e Ambiente Italia, realizzato con Il Sole 24 Ore, che mette a confronto le condizioni ambientali di 106 capoluoghi italiani. Mantova conquista il primo posto, davanti a Trento e Bolzano. Napoli chiude la classifica.
L’indagine valuta diversi aspetti della sostenibilità urbana, dalla qualità dell’aria alla gestione dei rifiuti, dalle perdite delle reti idriche alle piste ciclabili, fino al verde pubblico e alle energie rinnovabili. Il punteggio medio ottenuto dalle città sale dal 53,8% al 55,7% rispetto all’edizione precedente, un miglioramento che non cancella le difficoltà legate all’inquinamento e al traffico.
Milano risale
Le prime posizioni sono occupate soprattutto da centri medio-piccoli del Nord. Mantova torna in testa dopo il secondo posto del 2025. Seguono Trento, Bolzano, Cremona e Reggio Emilia.
Cremona guadagna otto posizioni, distinguendosi per il numero di alberi e l’estensione delle piste ciclabili. Reggio Emilia guida la graduatoria della ciclabilità, mentre Pordenone è prima per gli impianti a energia rinnovabile installati sugli edifici pubblici.
Tra le città più popolose, Bologna ottiene il risultato migliore, anche se scende al dodicesimo posto. Milano risale di sette posizioni e arriva cinquantesima, mentre Roma è sessantasettesima. Cosenza, nona, rappresenta l’eccezione meridionale tra le prime dieci.
Meno acqua dispersa
Uno dei miglioramenti più concreti riguarda le reti idriche. La quota di acqua dispersa scende dal 36,1% al 34,7%: significa che, su 100 litri immessi negli acquedotti, quasi 35 non vengono contabilizzati come acqua effettivamente utilizzata, soprattutto a causa delle perdite lungo le tubature.
Migliora anche la raccolta differenziata. Restano invece critici l’inquinamento atmosferico, il consumo di suolo, cioè la trasformazione di terreni naturali o agricoli in superfici urbanizzate, e l’elevato numero di automobili.
Quest’anno il rapporto introduce inoltre un indicatore sulla depurazione delle acque reflue, quelle provenienti da abitazioni e attività produttive. Misura la quantità di sostanze organiche e inorganiche che rimangono nell’acqua dopo il trattamento, attraverso un parametro chiamato domanda chimica di ossigeno. Più il valore è basso, migliore è il risultato. Ascoli Piceno e Fermo registrano le prestazioni migliori.
Napoli ultima
Sette delle ultime dieci città si trovano nel Mezzogiorno. Catania è centotreesima, Palermo centoquattresima, Napoli centoseiesima.
Il capoluogo campano è penalizzato soprattutto dalla qualità dell’aria, dalla raccolta differenziata e dalla scarsa dotazione di alberi. È inoltre ultimo, tra i Comuni che hanno fornito i dati, nel nuovo indicatore sulla depurazione. Per il biossido di azoto, un inquinante prodotto anche dai motori dei veicoli, occupa il 102° posto. Napoli presenta però un dato positivo: è dodicesima per il numero relativamente basso di automobili rispetto agli abitanti.
