26 Ottobre 2026
/ 26.10.2026

“Forestazione”: tre interventi, tre bilanci di carbonio

Ci sono tre categorie: afforestazione (creazione di foresta su suoli che non ne ospitavano da almeno cinquant’anni), riforestazione (ripristino di foresta persa recentemente), e gestione delle foreste esistenti (interventi per mantenere o aumentare gli stock di carbonio nelle foreste già presenti). I tre processi hanno profili di carbonio distinti

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanzia la messa a dimora di 6,6 milioni di alberi nelle 14 città metropolitane entro il 2026, con 210 milioni di euro (Missione 2, Componente 4). La Strategia forestale europea punta a 3 miliardi di alberi entro il 2030. Una meta-analisi pubblicata nel 2025 su Science of the Total Environment, basata su 157 studi, documenta che l’effetto dell’afforestazione sul carbonio del suolo cambia in modo netto a seconda dell’ecosistema preesistente. “Forestazione” è un nome per tre interventi distinti. I loro bilanci di carbonio non sono equivalenti.

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e il Regolamento LULUCF (UE 2023/839) distinguono tre categorie: afforestazione (creazione di foresta su suoli che non ne ospitavano da almeno cinquant’anni), riforestazione (ripristino di foresta persa recentemente), e gestione delle foreste esistenti (interventi per mantenere o aumentare gli stock di carbonio nelle foreste già presenti). I tre processi hanno profili di carbonio distinti. 

L’afforestazione su terreni degradati o a bassa biomassa produce generalmente un bilancio di carbonio positivo nel lungo periodo. L’afforestazione su praterie ricche di carbonio organico nel suolo può ridurre quegli stock per anni o decenni: il suolo rilascia carbonio quando viene lavorato, e l’albero impiega decenni a sequestrare abbastanza carbonio da compensare quella perdita iniziale. La riforestazione di bosco recentemente perso ripristina stock preesistenti. La gestione di foreste esistenti conserva stock già accumulati, spesso con bilancio favorevole nel breve periodo.

La distinzione non è accademica. Carbon Direct, che pubblica linee guida tecniche per la qualità dei crediti di carbonio, ha documentato nel 2026 che la sostituzione di praterie chiare con foreste scure può aggiungere assorbimento di calore solare tale da controbilanciare il beneficio climatico del carbonio stoccato nelle piante, un effetto di albedo che agisce in direzione opposta all’assorbimento di CO₂. La meta-analisi del 2025 documenta che l’afforestazione riduce le emissioni di CO₂ dal suolo negli ex pascoli degradati, ma che l’entità dell’effetto cambia in modo netto a seconda del tipo di suolo, della specie arborea usata e delle condizioni climatiche locali. Su praterie ricche di carbonio organico nel suolo, come le torbiere e i prati permanenti, gli stock di carbonio del suolo possono diminuire per anni o decenni dopo l’impianto: la biomassa arborea in crescita può impiegare decenni a compensare quella perdita.

Una ristrutturazione energetica può prendere tre forme: installare pannelli solari su un edificio che consuma molto (riduzione netta e immediata), migliorare l’isolamento di una casa già efficiente (guadagno modesto), o demolire e ricostruire una parete per cambiare materiale (si perde calore durante i lavori, recuperato nei mesi successivi). Tutte e tre possono entrare nella stessa categoria di rendiconto sotto “lavori di efficienza energetica.” L’effetto sul consumo nel primo anno non è uguale per ciascuna.

Il Piano di forestazione urbana ed extraurbana del PNRR, approvato nel 2021, specifica come criterio ecologico obbligatorio la coerenza con la “vegetazione naturale potenziale” del territorio e la scelta di specie autoctone, definito come “l’albero giusto al posto giusto.” Il criterio è pensato proprio per evitare gli interventi a rischio di bilancio negativo. Il Regolamento LULUCF contabilizza separatamente le tre categorie perché i loro profili di assorbimento e di emissione sono diversi. L’obiettivo europeo dei 3 miliardi di alberi non specifica la proporzione tra afforestazione, riforestazione e gestione delle foreste esistenti: indica un numero.

La distanza tra comunicazione e contabilità del carbonio è documentata nel caso italiano. Openpolis ha ricostruito le criticità del target di 1,6 milioni di alberi del 2022 certificate dalla Corte dei Conti: nella maggior parte delle città metropolitane la messa a dimora era “appena avviata” o in fase di progettazione. Le rendicontazioni pubbliche registrano il numero di alberi piantati. Non registrano il tipo di intervento per categoria LULUCF, né una stima del carbonio netto atteso per ciascun sito.

Va riconosciuto che il criterio “albero giusto al posto giusto” del Piano PNRR, se applicato, esclude in linea di principio i siti a rischio di bilancio negativo. La riforestazione di aree degradate, la gestione attiva di foreste esistenti e l’afforestazione su suoli a bassa copertura sono interventi con bilancio positivo, confermato dalla letteratura scientifica per un’ampia gamma di contesti. Il problema documentato non è che la forestazione sia sbagliata: è che nella comunicazione pubblica “piantare alberi” funziona come sinonimo di “assorbire carbonio,” senza specificare il tipo di intervento o le condizioni del suolo che determinano se il bilancio sia effettivamente positivo e quando.

Questa rubrica esplora le parole del clima il cui significato tecnico diverge dalla percezione comune. “Forestazione” aggiunge un meccanismo diverso dagli articoli precedenti: non una parola che perde precisione nel passaggio al linguaggio comune, ma un termine che nella comunicazione climatica aggrega tre processi con bilanci di carbonio distinti, attribuendo a tutti lo stesso segno positivo senza specificare le condizioni che determinano se quel segno sia reale nel periodo climatico rilevante.

La prossima volta che leggete che una politica o un’azienda pianterà X milioni di alberi come contributo climatico, la domanda da farsi è una: afforestazione, riforestazione o gestione delle foreste esistenti, e su quale tipo di suolo? Il numero di alberi è uguale. L’effetto sul carbonio può non esserlo.

CONDIVIDI

Continua a leggere