29 Ottobre 2026
/ 29.10.2026

Greenpeace: “Con la guerra in Iran 154 milioni al giorno di extra-profitti per i petrolieri europei”

Secondo un'analisi commissionata da Greenpeace Germania, dal 1° marzo al 19 ottobre le compagnie hanno incassato 36 miliardi in più vendendo diesel e benzina. L'Italia è terza in Ue con 5,06 miliardi

Trentasei miliardi di euro in meno di otto mesi. È la stima degli extra-profitti realizzati dall’industria petrolifera nell’Unione europea con la vendita di diesel e benzina dall’inizio della guerra in Iran, scoppiata il 28 febbraio. In media fanno circa 154 milioni di euro al giorno. Il dato arriva da un’analisi firmata dall’economista dell’energia Steffen Bukold (EnergyComment, Amburgo) e commissionata da Greenpeace Germania.

Il picco a settembre

Lo studio confronta la differenza tra il prezzo del greggio e quello dei carburanti alla pompa, al netto di tasse e accise, nei mesi di gennaio e febbraio con quella registrata tra il 1° marzo e il 19 ottobre. Nell’Ue questo margine è cresciuto in media di 22,7 centesimi al litro per il gasolio e di 13,3 per la benzina. Moltiplicato per i volumi venduti, l’aumento vale 28,2 miliardi sul diesel e quasi 7,8 sulla benzina. Secondo l’autore, i costi di raffinazione e distribuzione sono rimasti sostanzialmente stabili, a parte il greggio, già incluso nel calcolo. Quel margine aggiuntivo si traduce quindi quasi interamente in profitto. Il rapporto precisa che si tratta di stime basate su un modello e non di utili dichiarati dalle aziende. Il picco è arrivato a settembre, con oltre 7,3 miliardi in un solo mese, e i primi dati di ottobre indicano livelli ancora elevati.

Italia al terzo posto

L’Italia si colloca al terzo posto in Europa, dietro Germania (6,7 miliardi) e Francia (5,7). Gli extra-profitti nel nostro Paese ammontano a 5,06 miliardi, pari a 21,7 milioni al giorno. A pesare è soprattutto il gasolio, con un margine aumentato di 24,8 centesimi al litro, tra i valori più alti dell’Unione. Sulla benzina l’aumento è di 11,2 centesimi, sotto la media europea. Malta è l’unico Paese senza extra-profitti, perché lì i prezzi alla pompa sono fissati dallo Stato. In Ungheria e Slovacchia gli interventi pubblici li hanno contenuti.

Anche l’ong Transport & Environment ha calcolato gli extra-profitti con un metodo simile, arrivando a una cifra più bassa: 28,8 miliardi fino al 12 ottobre. La differenza dipende soprattutto dal prezzo del greggio scelto come riferimento. T&E usa il Brent spot, mentre lo studio di Greenpeace usa i futures quotati sull’ICE.

Le richieste al governo

“Dopo un’estate con decine di migliaia di decessi attribuiti al caldo e foreste in fiamme in tutta Europa, siamo alla vigilia di un inverno con bollette e carburanti alle stelle. I governi europei devono tassare i profitti delle aziende del petrolio e del gas”, dichiara Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia. “Le risorse ricavate vanno usate per proteggere le persone dai rincari, investire nelle rinnovabili e sostenere le comunità più esposte alla crisi climatica”.

Greenpeace Italia chiede al governo Meloni di abbandonare rapidamente le fonti fossili. Chiede anche una tassa permanente sui profitti dell’industria fossile e di quella militare.

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