30 Ottobre 2026
/ 29.10.2026

Rapporto ASviS 2026, sul clima l’Italia va troppo piano

Rinnovabili al 20,5% dei consumi, perdite delle reti idriche al 42,4%, biodiversità in calo. L’Alleanza chiede un fondo per l’adattamento nella legge di bilancio, una legge quadro sul clima ed elettricità tutta rinnovabile entro il 2035

Sette dei nove confini planetari superati, secondo il Planetary Health Check 2026. Una temperatura media globale che nel 2025 ha superato di 1,43 gradi il livello preindustriale. Una riconversione ecologica che viene rallentata. È lo sfondo ambientale del Rapporto ASviS 2026, presentato ieri con il titolo “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”. Un quadro in cui, secondo l’ONU, solo il 15% dei target dell’Agenda 2030 è sulla buona strada. E in cui l’Italia procede troppo lentamente: dei 38 obiettivi quantitativi analizzati, appena 11 (29%) sono raggiungibili, mentre 22 (58%) non lo sono.

Energia, una transizione lenta

Le rinnovabili coprono il 20,5% dei consumi finali, meno della metà dell’obiettivo europeo del 42,5% al 2030 e sotto la media Ue del 26,2%. Il sistema resta troppo dipendente dalle importazioni di combustibili fossili. Per l’Alleanza il PNIEC è insufficiente: va aggiornato entro il 2027, in linea con il taglio del 90% delle emissioni nette al 2040 confermato dall’Ue, puntando a un’elettricità interamente rinnovabile entro il 2035, con accumuli ed elettrificazione rapida dei consumi. Servono poi una legge quadro sul clima, un Comitato scientifico nazionale indipendente, l’uso dei proventi delle aste ETS, incluso l’ETS2, per la transizione e per le fasce sociali più esposte, e la trasformazione dei sussidi ambientalmente dannosi in sussidi favorevoli. Attenzione anche ai data center: l’ASviS chiede un Piano nazionale che ne governi localizzazione, domanda di energia e consumi d’acqua, evitando il consumo di suolo.

Adattamento, un piano senza risorse

L’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è sostanzialmente ferma, per mancanza di fondi e di una governance efficace. L’Alleanza propone un Comitato interministeriale presso la Presidenza del Consiglio e un Fondo dedicato, da istituire già nella legge di bilancio in discussione: il fabbisogno stimato è di 10,7 miliardi di euro l’anno. Le assicurazioni contro i rischi catastrofali, come ha ricordato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, possono aiutare imprese e famiglie, ma non sostituire gli investimenti pubblici nella riduzione del rischio.

Acqua e natura

Peggiora l’indice dell’acqua, sia dal 2010 sia nell’ultimo anno, con divari territoriali crescenti. Nel 2022 le perdite delle reti idriche erano pari al 42,4% e nel trattamento delle acque reflue restano diffuse non conformità agli obblighi europei. Arretra anche la biodiversità terrestre, mentre economia circolare e vita sott’acqua sono gli unici due goal in miglioramento significativo dal 2010. L’ASviS chiede un Piano nazionale per la protezione e il ripristino della natura, in attuazione del Regolamento europeo, e l’applicazione a tutti gli investimenti pubblici del principio di non arrecare danno significativo all’ambiente (DNSH). Propone inoltre di verificare la conformità delle leggi precedenti ai nuovi articoli 9 e 41 della Costituzione, comprese le norme che hanno introdotto sussidi dannosi.

Il rischio dei ritardi

Anche in Europa, avverte il Rapporto, le scelte fatte in nome della semplificazione e i ritardi applicativi potrebbero indebolire gli incentivi alla decarbonizzazione e alla protezione della natura. A pochi giorni dall’avvio della COP17 sulla biodiversità e in vista della COP31 sul clima, i negoziati sono chiamati a passare dagli impegni a risultati verificabili. Ogni ritardo fa crescere i costi umani ed economici della transizione. Ma per l’Alleanza “c’è un’alternativa” alla “regressione insostenibile” in corso.

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