Ogni giorno, sulle strade italiane, si perdono complessivamente oltre 3,6 milioni di ore in coda. Tempo sottratto al lavoro, alla famiglia e alla vita privata, mentre i motori continuano a consumare carburante e a produrre emissioni. Il conto annuale della congestione stradale arriva a 22 miliardi di euro, circa l’1% del prodotto interno lordo. A quantificarlo è il terzo rapporto dell’Osservatorio SUNRISE del Centro nazionale per la mobilità sostenibile (MOST), presentato il 28 ottobre a Milano.
Lo studio stima in 1,33 miliardi le ore perse ogni anno nel traffico, oltre l’80% delle quali nelle aree urbane. Distribuite sull’intera popolazione italiana, equivalgono a circa 22 ore per abitante.
Quanto ci costano gli ingorghi
I 22 miliardi stimati dal rapporto misurano il costo economico complessivo della congestione, non la somma delle spese sostenute direttamente dagli automobilisti. A questo peso economico si accompagna quello dei consumi: procedere a singhiozzo, frenare e ripartire può aumentare il carburante necessario per percorrere la stessa distanza. Una spesa che si aggiunge al tempo perso e alle conseguenze dell’inquinamento atmosferico.
Il rapporto fotografa infatti un sistema ancora lontano dagli obiettivi climatici. Nel 2025 le emissioni di anidride carbonica del trasporto stradale, calcolate sulla base dei carburanti venduti, sono rimaste sostanzialmente stabili. Anche nello scenario più favorevole, secondo MOST, i traguardi di riduzione previsti per il 2030 appaiono fuori portata.
Auto vecchie, più emissioni sulle strade
A rallentare i progressi contribuisce l’invecchiamento del parco automobilistico. Nel 2025 le nuove immatricolazioni sono scese a 1,55 milioni, il 2,6% in meno rispetto allìanno precedente. La quota di automobili rinnovata annualmente è passata dal 3,85% al 3,71%.
Le conseguenze riguardano anche la qualità dell’aria. Lo studio rileva che, per le sole automobili, le emissioni di particolato per chilometro sono maggiori sulle strade locali rispetto alle autostrade. Nel Mezzogiorno, inoltre, il particolato emesso per abitante è circa 2,7 volte quello del Nord, un divario legato anche alla maggiore diffusione di veicoli anziani e più inquinanti.
Il traffico si combatte anche fuori dalle città
L’analisi, realizzata anche attraverso le tracce GPS anonime di circa un milione di automobili, mostra però un’altra criticità. Oltre metà dei chilometri percorsi dalle auto riguarda comuni con meno di 50 mila abitanti esterni alle città metropolitane. Da questi territori proviene circa il 52% delle emissioni di CO₂ delle automobili.
Particolarmente rilevanti sono gli spostamenti tra 8 e 50 chilometri, responsabili del 53% delle emissioni automobilistiche. Sono distanze sulle quali possono incidere collegamenti ferroviari e autobus più frequenti, servizi integrati e alternative credibili all’auto privata.
“Vogliamo mettere questi dati al servizio delle decisioni pubbliche e degli operatori, per costruire politiche più efficaci e vicine ai bisogni dei territori”, spiega Ennio Cascetta, coordinatore scientifico dell’Osservatorio SUNRISE.
La riduzione del traffico richiede interventi sulle città, dove si concentra il tempo perso, e sui collegamenti tra i centri minori, dove si percorre gran parte dei chilometri. Il rapporto indica dove intervenire: il prossimo passaggio spetta alle politiche dei trasporti.
