Dopo un 2024 da dimenticare, la mobilità elettrica torna a crescere. Nel 2025 in Italia sono state immatricolate circa 193 mila auto elettriche, 98 mila a batteria (BEV) e 95 mila ibride plug-in (PHEV), e la quota di mercato è salita al 12,6%, cinque punti in più dell’anno precedente. È la fotografia scattata dallo Smart Mobility Report 2026, la decima edizione dello studio di Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. Il confronto con il resto del continente, però, ridimensiona l’entusiasmo: in Europa, inclusi Regno Unito e Paesi EFTA, le elettriche hanno toccato il 26,8% delle vendite, con circa 3,9 milioni di vetture.
Sul fronte dei numeri, dunque, l’obiettivo del PNIEC appare lontano. Al ritmo attuale nel 2030 in Italia si arriverebbe a 3,1 milioni di auto elettriche, che salirebbero a 3,6 e 4,2 milioni solo con politiche mirate. Nello scenario più ambizioso, al 2035, le elettriche sarebbero 11,4 milioni, il 28% del parco circolante.
Un mercato trainato dalle regole
La ripresa, anche se insufficiente, coincide con l’entrata in vigore dei nuovi limiti europei alle emissioni delle auto nuove. Lo stesso accade nel trasporto merci: in Italia l’elettrico è passato dal 2% al 5% tra i veicoli commerciali leggeri e dal 3,9% all’11% tra i mezzi da 3,5 a 16 tonnellate. “I dati mostrano chiaramente come il mercato della mobilità elettrica sia ancora piuttosto policy-driven”, spiega Vittorio Chiesa, direttore di Energy&Strategy. “Servono stabilità, chiarezza e meccanismi di supporto pluriennali per sostenere gli investimenti degli operatori”. Cresce intanto la rete di ricarica: a fine 2025 i punti pubblici erano circa 1,3 milioni in Europa (+23%) e 77 mila in Italia (+17%), con un aumento più rapido delle colonnine veloci.
La Cina occupa lo spazio delle utilitarie
L’offerta si allarga: a giugno 2026 i modelli a batteria in vendita in Italia erano 183, il 49% in più. Ma il 68% appartiene ai segmenti medio-alti, mentre mancano auto piccole ed economiche. È qui che avanza l’industria cinese: nel 2025 le importazioni di vetture dalla Cina verso l’Ue hanno raggiunto 13,8 miliardi di euro, con un saldo commerciale negativo di 5,4 miliardi. È la prima volta che succede.
Il quadro normativo europeo è in piena revisione. Il Pacchetto Automotive introduce margini sugli standard emissivi che, secondo il Report, porterebbero la quota di auto a batteria sulle nuove immatricolazioni all’89% anziché al 100%. Con le ulteriori flessibilità proposte nella prima bozza del Parlamento europeo si scenderebbe al 58%, e le emissioni annue legate alle ibride plug-in salirebbero da 2,35 a 8,92 milioni di tonnellate di CO2.
Flotte aziendali, una leva inutilizzata
Le flotte pesano per il 46% delle immatricolazioni in Italia e percorrono tre volte i chilometri di un’auto privata. Potrebbero anche alimentare un mercato dell’usato elettrico a prezzi accessibili. Eppure, secondo un sondaggio su 219 imprese, il 37% delle grandi aziende non ha immatricolato auto a zero emissioni e nel 2025 il 44% non ha acquistato nemmeno una BEV. Chi le usa, però, è soddisfatto: il 79% le rimetterebbe in flotta e il 60% ne ricava benefici economici.
Il Report guarda anche al riciclo delle batterie, strategico per ridurre la dipendenza dalle materie prime critiche: nel mondo operano circa 200 impianti e in Europa sono nate 24 startup dal 2016.
