Nel dibattito europeo sulla gestione dei rifiuti, la filiera delle bioplastiche compostabili rappresenta uno dei terreni più dinamici ma anche più complessi, tra innovazione dei materiali, qualità della raccolta dell’organico e capacità degli impianti di trattamento. In questo scenario, l’Italia ha costruito negli anni un sistema articolato, che oggi deve però confrontarsi con nuove sfide legate soprattutto all’efficacia del conferimento e alla chiarezza per i cittadini. È su questo equilibrio che si muove l’attività di Biorepack, il consorzio dedicato agli imballaggi in bioplastica compostabile guidato dal direttore generale Carmine Pagnozzi.
Una filiera già strutturata ma in evoluzione
“Abbiamo raggiunto risultati significativi”, spiega Pagnozzi ai microfoni di Ultima Bozza. A settembre 2025, il sistema Biorepack copre l’88% della popolazione italiana, con il 78% dei Comuni convenzionati. Un’estensione capillare che ha consentito di strutturare un modello efficiente di gestione del fine vita degli imballaggi compostabili, integrato nella raccolta della frazione organica.
I numeri confermano la solidità della filiera: il 57,8% degli imballaggi in bioplastica viene oggi effettivamente riciclato attraverso il trattamento dell’organico, trasformandosi in compost. Un processo che rappresenta uno degli esempi più concreti di economia circolare applicata, in cui il rifiuto torna a essere risorsa per il suolo.
Tuttavia, sottolinea il direttore generale, i risultati raggiunti non segnano un punto di arrivo. “Esistono ancora margini di miglioramento importanti, soprattutto sul fronte della riconoscibilità dei materiali e della consapevolezza dei cittadini”.
La sfida della riconoscibilità e dell’intercettazione
Uno dei principali nodi operativi riguarda infatti la corretta identificazione degli imballaggi compostabili all’interno della raccolta dell’umido. In un flusso già complesso come quello organico, la capacità di distinguere correttamente i materiali diventa determinante per garantire la qualità del compost e l’efficienza degli impianti.
Per questo, Biorepack sta lavorando su strumenti che rendano più semplice e immediata la distinzione per cittadini e operatori. “Serve una maggiore visibilità e riconoscibilità degli imballaggi in bioplastica compostabile”, afferma Pagnozzi, indicando come prioritaria un’azione coordinata lungo tutta la filiera, dal consumo fino al trattamento finale.
Il tema è tecnico e insieme culturale: migliorare l’intercettazione significa aumentare la partecipazione attiva dei cittadini e ridurre gli errori di conferimento, con benefici diretti sulla qualità del riciclo.
Partnership istituzionali e sviluppo territoriale
Un ruolo centrale nel consolidamento del sistema è svolto dalla collaborazione con le amministrazioni locali. Biorepack opera in sinergia con ANCI e con centinaia di enti territoriali, attraverso oltre 450 convenzioni attive.
Questa rete consente di uniformare le modalità di raccolta e gestione, ma anche di sperimentare soluzioni per migliorare le performance del sistema. L’obiettivo è rafforzare la capacità di intercettazione dei rifiuti compostabili e garantire standard qualitativi elevati lungo tutta la filiera.
Il marchio come leva di sistema
Tra i progetti avviati negli ultimi anni, emerge lo sviluppo di un sistema di identificazione univoco degli imballaggi compostabili. Dopo un percorso di ricerca e sviluppo durato tre anni, Biorepack ha ottenuto nel 2025 il riconoscimento ufficiale del proprio marchio da parte dell’ufficio marchi e brevetti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Il marchio rappresenta un segno distintivo che consente ai cittadini di riconoscere immediatamente un imballaggio compostabile certificato e di conferirlo correttamente nella raccolta organica. Allo stesso tempo, identifica l’appartenenza al sistema di responsabilità estesa del produttore, garantendo che quel rifiuto venga preso in carico e valorizzato all’interno della filiera. “È un elemento chiave per semplificare il comportamento degli utenti e rendere più efficiente l’intero sistema”, sottolinea Pagnozzi.
Verso una nuova fase della filiera
Il quadro che emerge è quello di una filiera chiamata a evolvere per consolidare la propria leadership a livello europeo. Le sfide future riguardano soprattutto il miglioramento della qualità della raccolta, l’aumento dei tassi di intercettazione e il rafforzamento della comunicazione verso cittadini e operatori.
In questa prospettiva, la sostenibilità non si gioca solo sul piano tecnologico o normativo, ma anche sulla capacità di costruire un sistema riconoscibile, partecipato e integrato. “La nostra priorità è rendere sempre più chiaro e semplice il percorso del rifiuto compostabile”, conclude Pagnozzi. “Solo così possiamo valorizzarlo pienamente e trasformarlo in una risorsa per l’ambiente e per il sistema economico”.
