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Città ancora più pericolose per le bici, dicono i numeri

17.05.2023

I percorsi ciclabili e la cura della circolazione su due ruote nei centri urbani non abbassano il bilancio delle vittime sui pedali. È necessario incrementare gli sforzi già in atto nell’educazione alla guida responsabile.

C’è un mondo che va in bicicletta. C’è chi lo fa da sempre, chi ha imparato a servirsene per convenienza, aggirare le difficoltà perduranti di traffico e parcheggio, pedalare per conservare l’agilità delle proprie leve. Buone e sagge abitudini per chi si sposta e non deve coprire lunghe distanze. Nonostante la crescita dei percorsi ciclabili e l’uso di dispositivi di protezione e sicurezza, il bollettino delle vittime della strada che viaggiano in bicicletta riporta una lista di eventi luttuosi, drammaticamente lunga. Nei perimetri urbani si registra un morto ogni due giorni. Nel gennaio scorso, la FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) ha rimarcato come la causa sia da ricercare nella distrazione e nei comportamenti sbagliati. «Non è pericoloso andare a piedi o in bicicletta, è pericoloso guidare un mezzo senza la consapevolezza della sua potenziale pericolosità», aveva dichiarato Raffaele Di Marcello, consigliere FIAB. Insomma, occorre agire sulla mentalità degli utenti della strada, prima ancora che sull’adozione di misure passive di protezione, che restano però fondamentali su qualsiasi percorso si affronti. Nel corso degli ultimi vent’anni il calo di mortalità in incidenti stradali è stato più marcato per gli occupanti di automobili (- 60%), grazie soprattutto all’introduzione di tecnologie di guida e controllo avanzate, mentre per i ciclisti la riduzione di casi letali è stata solo di un terzo.

Sempre la Fiab sposa la tesi secondo cui la diminuzione degli incidenti che vedono coinvolte le biciclette sia direttamente collegata all’aumento di quelle in circolazione. Più ciclisti in giro, più attenzione e consapevolezza da parte di chi è alla guida di autoveicoli. Si tratta della cosiddetta strategia “Safety in numbers”, ideata nel Regno Unito. In molte situazioni, però, riferite alle nostre strade urbane, ci si muove in spazi stretti e i rischi di collisione aumentano. E non certamente per l’alta velocità dei veicoli a motore o auto elettriche, la cui silenziosità rappresenta un fattore di rischio aggiunto. Gli episodi recenti più gravi, verificatisi nei grossi agglomerati urbani, hanno visto coinvolti mezzi pesanti e addirittura quelli adibiti al trasporto pubblico.

I conducenti sono alle prese con il cosiddetto “angolo morto”, l’angolo di visuale praticamente nascosto che impedisce di vedere cosa avviene lungo i fianchi. Sotto questo aspetto, A.Ri.Bi., Associazione per il rilancio della bicicletta, sollecita norme che impongano l’introduzione di sensori e telecamere per rendere più sicura la guida dei mezzi pesanti. Sembrerebbe tutto da farsi. Invece, va ricordato che la Polizia Stradale e le stesse associazioni che rappresentano il fronte dei ciclisti sono impegnate quotidianamente sul fronte dell’educazione della prevenzione, con campagne rivolte ai giovani e giovanissimi, sul fronte scolastico e in occasioni pubbliche, come quelle inserite nel calendario della Settimana della Sicurezza Stradale in corso.

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