24 Settembre 2026
/ 24.09.2026

I 40 gradi sono la nuova normalità urbana. E a Roma si sfiorano i 47

Lo rivela un’elaborazione di Greenpeace Italia su dati satellitari elaborati dai ricercatori dell’Istat: nel 2026 tutti e venti i capoluoghi hanno oltrepassato la soglia critica. Circa 9 milioni di persone (tra cui 320 mila bambini sotto i cinque anni e 1,2 milioni di over 74) vivono in aree dove le superfici urbane superano i 40 gradi

Ci siamo accorti che ha fatto caldo. Ma quanto caldo? Nell’estate che si è conclusa ieri, in tutti i capoluoghi di Regione italiani la media delle temperature superficiali massime ha superato i 40 gradi. Il dato – rilevato via satellite sulle superfici urbane, dai tetti delle abitazioni all’asfalto delle strade, fino agli spazi verdi – emerge da un’elaborazione di Greenpeace Italia realizzata a partire dai dataset forniti dai ricercatori dell’Istat Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli. Nel 2025 erano solo dieci su venti i capoluoghi che avevano superato quella soglia. Un peggioramento consistente e molto rapido.

L’accelerazione è stata rapida

A registrare il valore più alto è stata Roma, con una media di 46,9 gradi, seguita da Torino e Firenze. All’estremo opposto Trento, con 40,1 gradi, unico capoluogo a rimanere di poco sopra i 40 gradi. Roma, Torino e Perugia vantano anche un secondo primato negativo: il maggior incremento della temperatura media superficiale rispetto ai periodi 2014-2019 e 2020-2025. In media, tra tutti i capoluoghi, l’aumento è di +2,6 gradi rispetto al primo periodo e di +1,1 gradi rispetto al secondo.

A finire nell’area urbana bollente, quella in cui le temperature superficiali massime hanno superato i 40 gradi, sono state circa 9 milioni di persone: il 28% in più rispetto alla media 2014-2019 e il 10% in più rispetto al 2020-2025. Questo vasto gruppo comprende 320 mila bambini sotto i cinque anni e 1,2 milioni di persone con più di 74 anni: persone particolarmente esposte a una pressione termica così forte e prolungata.

Bambini e anziani i più a rischio

“Il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo: a pagare il prezzo più alto sono le persone anziane, i bambini, chi vive in abitazioni poco isolate o non può permettersi di raffrescarle, i lavoratori esposti a temperature che mettono a rischio la salute”, precisa Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia. “Questi dati mostrano che la crisi climatica sta già trasformando il caldo in una grave emergenza sanitaria e sociale nelle nostre città”.

Il fenomeno, come è noto, è determinato dalle isole di calore che aggravano gli effetti della crisi climatica: asfalto, cemento ed edifici accumulano calore e lo restituiscono dopo il tramonto rendendo le notti una sofferenza per chi non ha un condizionatore (che comunque peggiora la vita degli altri sparando aria calda in strada e consumando energia). Secondo lo studio, nell’estate 2026 a Torino la differenza media con le aree extraurbane ha superato i +15 gradi, a Firenze si è attestata a +14,8 gradi, a Roma a +14,2 gradi. Trento è stato l’unico capoluogo a registrare un’intensità negativa dell’isola di calore (-1,0 gradi).

I principali responsabili

Una prima ricognizione pubblicata ad agosto dal quotidiano britannico The Guardian aveva stimato almeno 35 mila morti in eccesso durante le ondate di calore che hanno colpito l’Europa. Un dato ancora preliminare e sottostimato (già corretto a oltre 40 mila), poiché diversi Paesi non hanno completato la rilevazione della mortalità estiva.

“Questi dati mostrano il costo umano della crisi climatica che continuiamo ad alimentare”, conclude Abbate. Questo costo non può ricadere sulle persone e sulle amministrazioni locali mentre le industrie fossili, principali responsabili del riscaldamento globale, continuano ad accumulare enormi profitti. Il governo deve tassare i profitti del settore fossile e destinare queste risorse alla riduzione delle emissioni, alla transizione verso un sistema energetico 100% rinnovabile e alla riparazione delle perdite e dei danni causati dalla crisi climatica

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