Dopo mesi di attesa, la stretta sui monopattini elettrici diventa concreta. A partire da metà maggio entra in vigore l’obbligo di contrassegno identificativo, una misura che segna un passaggio decisivo: chi guida dovrà essere riconoscibile.
È il tentativo di mettere ordine in un settore cresciuto in modo rapidissimo, spesso senza regole davvero efficaci. Finora molte delle norme previste dal Codice della strada erano rimaste sulla carta proprio per l’assenza dei decreti attuativi. Ora il quadro si completa e per chi usa un monopattino cambia il modo di stare in strada.
Come funziona il “targhino“
Il contrassegno sarà un codice alfanumerico di sei caratteri stampato su un adesivo plastificato, progettato per non essere rimosso. La particolarità è che non sarà legato al monopattino ma al proprietario.
Questo significa che l’identificazione non avverrà tramite il mezzo, come accade per le auto, ma attraverso la persona. Una scelta obbligata, visto che i monopattini non sono registrati con un numero di telaio in un archivio nazionale.
In pratica, ogni utente avrà una propria “targa personale” da applicare sul mezzo, in posizione ben visibile.
Regole più rigide e multe
Chi circolerà senza contrassegno rischierà sanzioni tra 100 e 400 euro. Ma il targhino è solo una parte di un sistema più ampio che punta a rendere questa forma di mobilità più sicura e tracciabile. Restano infatti in vigore tutte le altre misure introdotte negli ultimi mesi: assicurazione obbligatoria, casco per tutti, limiti di velocità a 20 km/h e riduzione a 6 km/h nelle aree pedonali, oltre al divieto di andare contromano.
Il risultato è un cambio netto di impostazione: il monopattino smette di essere percepito come un mezzo “libero” e diventa a tutti gli effetti un veicolo con obblighi precisi.
Il punto centrale della riforma è la sicurezza. Negli ultimi anni, uno dei problemi più evidenti è stato l’anonimato: difficile identificare chi commette infrazioni o, nei casi peggiori, si allontana dopo un incidente. Con il collegamento diretto tra persona e contrassegno, questo vuoto si riduce. I controlli diventano più efficaci e, soprattutto, aumenta la possibilità di ottenere risarcimenti in caso di sinistro, grazie anche all’obbligo di assicurazione.
In altre parole, si prova a mettere fine alla stagione dei “fantasmi su due ruote”. C’è però una variabile decisiva. L’efficacia della riforma dipenderà dalla capacità degli uffici di gestire le richieste in tempi rapidi. Se il rilascio dei contrassegni sarà lento o complicato, il rischio è di creare confusione e rallentare l’applicazione delle nuove regole. Se invece il sistema funzionerà, il targhino potrà davvero diventare uno strumento utile.
Città più ordinate?
Molte città hanno vissuto negli ultimi anni una crescita esplosiva dei monopattini. Una rivoluzione della mobilità urbana che ha portato benefici, ma anche problemi evidenti: incidenti, comportamenti scorretti, convivenza difficile con pedoni e automobilisti.
Con questa riforma si prova a trovare un equilibrio. Non è una stretta punitiva, ma un tentativo di trasformare un fenomeno spontaneo in un sistema regolato.Il cambiamento non si vedrà tutto subito. Ma, come spesso accade, saranno proprio le piccole cose – in questo caso un adesivo di pochi centimetri – a segnare la differenza.
