Il governo più scettico, gli imprenditori e i cittadini più convinti. È questa in sintesi la foto dell’Italia dell’energia rinnovabile. Da una parte un governo che si dichiara a favore delle rinnovabili ma che guida l’opposizione al Green Deal in Europa provando a ritardare le tappe cruciali dell’elettrificazione. Dall’altra chi paga le bollette e chiede misure efficaci per aumentare la quota di energia pulita a basso costo che si può ottenere con sicurezza all’interno delle nostre frontiere e delle frontiere europee.
È il contrasto che emerge dal sondaggio commissionato dal Climate Opinion Research Exchange, rete che raccoglie e diffonde ricerche d’opinione su clima e transizione energetica, e realizzato da Norstat tra luglio e agosto 2026 con interviste online a 2.000 cittadini in ciascun Paese e a 500 dirigenti d’azienda in Italia. I numeri sono stati resi noti oggi, giorno di apertura della riunione informale dei ministri dell’Energia dell’Unione europea.
Le imprese italiane scommettono sulle rinnovabili più di quelle di qualsiasi altro Paese europeo. L’83% dei dirigenti aziendali italiani è convinto che investire di più nell’energia pulita rafforzerà la competitività e la sicurezza dell’Europa, riducendo l’esposizione agli shock dei prezzi. Tra i cittadini la quota scende di poco, all’80%. Ed entrambi i dati sono i più alti fra i dieci Paesi coinvolti nel sondaggio condotto in Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi, Bulgaria, Danimarca, Grecia e Ungheria. La media complessiva è alta ma non arriva ai livelli italiani: si ferma al 75% per le imprese e al 70% per il pubblico
Meno dipendenza dall’estero
Il consenso più ampio riguarda la riduzione della dipendenza dall’energia importata nel prossimo decennio. La considera importante o molto importante l’83% degli italiani, contro una media europea del 78%, e tra i manager si sale all’85%. Ed è interessante notare che il giudizio è trasversale, il sostegno attraversa l’intero arco politico: chi la giudica “molto importante” è il 69% tra gli elettori di Alleanza Verdi e Sinistra, il 68% nel Partito democratico, il 66% nel Movimento 5 stelle, il 60% in Fratelli d’Italia e il 55% in Forza Italia.
Anche sulle rinnovabili le distanze restano contenute: l’idea che investire di più rafforzi l’Europa raccoglie il 91% tra gli elettori del Pd, l’89% tra quelli di Avs, l’86% nel M5s e il 76% sia in Fratelli d’Italia sia in Forza Italia.
Prima di tutto, le bollette
Dietro il consenso c’è una preoccupazione molto concreta. Alla domanda su cosa si aspettino dagli investimenti nel sistema energetico europeo, il 36% degli italiani indica bollette più basse: siamo otto punti sopra la media dei dieci Paesi, un giudizio preciso sull’efficacia della politica energetica del governo Meloni. Tra gli over 55 si arriva al 40%. Il costo della vita è anche la prima priorità per l’Europa nel prossimo decennio, citata dal 32% del pubblico, seguita da ambiente e cambiamento climatico (29%), salute (23%) e immigrazione (21%). Qui le appartenenze pesano: l’immigrazione sale al 41% tra gli elettori di Fratelli d’Italia, il clima al 54% tra quelli di Avs.
La fiducia che manca
Dove imprese e cittadini si separano è sulle prospettive. Il 73% dei dirigenti italiani è almeno moderatamente fiducioso che l’Europa possa rafforzare in modo significativo la propria sicurezza energetica entro dieci anni. Tra il pubblico la quota si ferma al 55%, mentre il 40% si dice poco o per nulla fiducioso. Lo stesso scarto emerge sulla posizione globale del continente: il 45% delle imprese pensa che l’Europa diventerà più competitiva o supererà chi oggi la precede, contro il 36% dei cittadini. Un’identica quota di italiani, il 36%, teme invece che l’Europa perda terreno.
Data center sì, ma verdi
Il sondaggio tocca anche uno dei nodi emergenti della transizione, la corsa ai data center trainata dall’intelligenza artificiale. Il 64% degli italiani ritiene che l’Europa debba imporre che tutti i nuovi impianti siano alimentati da rinnovabili e non sottraggano acqua agli usi civili, contro il 24% che ne preferirebbe una costruzione accelerata. Tra le imprese la maggioranza è più stretta: 57% contro 38%. I più giovani sono i meno rigidi (57% contro 32% tra i 18 e i 34 anni), gli over 55 i più esigenti, con il 71% a favore dei vincoli.
