29 Febbraio 2024
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Ambiente, Cronaca

Rischio ambientale, l’iceberg più grande del mondo si muove verso alcune isole

iceberg A-23a in movimento.

A-23a si è formato nel 1986, ed è rimasto ancorato per decenni ai fondali antartici. La sua nuova attività ha portato la scienza a interrogarsi su cause e possibili conseguenze a danno dell’ambiente. Rischiano le isole della Georgia del Sud.

Era fermo nei pressi delle coste antartiche da circa 30 anni, ma proprio in queste settimane ha ripreso a spostarsi. Si tratta di A-23a, l’iceberg più grande al mondo, la cui improvvisa attività dopo un lasso di tempo così prolungato ha inevitabilmente scatenato le domande della scienza. Perché si sta muovendo? Perché proprio ora? Ma soprattutto, fatale domandarselo: è colpa nostra? E abbiamo qualcosa da temere per la nostra incolumità?

Prima di tutto è importante inquadrare la storia di questo iceberg dalle dimensioni colossali: basti dire che si estende per circa 3.880 km² di superficie, vale a dire tre volte l’stensione dell’area che ospita l’intera città di Roma. A-23a esiste dall’ormai lontano 1986, anno in cui si staccò dalla costa dell’Antartide. Era però immobile da circa 30 anni, che ha trascorso agganciato al fondale del mare di Weddell. Un’immobilità che nel frattempo è finita.

La sua attività è ora tenuta sotto monitoraggio dal British Antarctic Survey (Bas), uno dei cui esperti è Andrew Fleming. Interrogato dalla BBC, Fleming ha illustrato l’attuale situazione del gigantesco iceberg in movimento: «Con alcuni colleghi ci siamo domandati se questo fenomeno derivi da qualche eventuale modifica nelle temperature dell’acqua. Il sentore comune è però che sia semplicemente arrivato il momento che si spostasse. Dal 1986 era ancorato nello stesso punto, ma prima o poi era inevitabile che calasse di dimensioni fino al punto di perdere la presa e cominciare a muoversi».

Nel frattempo però anche i satelliti stanno controllando l’attività di un iceberg tanto grosso, per avere la certezza che non provochi danni o addirittura cataclismi. Per questo l’occhio spaziale di Copernicus Sentinel-1 si è concentrato su di lui: le immagini finora raccolte dall’Esa (Agenzia Spaziale Europea) mettono in allarme in particolare la Georgia del Sud, che dal punto di vista politico e amministrativo è parte del Regno Unito, ma che si trova 300 km a est-sudest dalle Isole Falkland e a oltre 2.000 dal continente sudamericano (in particolare Ushuaia, capoluogo argentino della Terra del Fuoco).
La peggiore delle ipotesi è infatti che A-23a si scontri proprio con una delle isole della Georgia del Sud (che è un arcipelago). L’effetto di questa collisione potrebbe arrecare danni in particolare alla fauna locale, composta prevalentemente da foche, pinguini e uccelli marini. Nessuna particolare preoccupazione invece per l’Uomo, essendo la zona priva di popolazione residente: le persone, circa una trentina, che alloggiano su tali isole sono infatti solo funzionari pubblici e ricercatori. Al momento non si prevedono conseguenze nemmeno per terre più lontane e decisamente più popolate sia dall’uomo che dagli animali.

A-23a è l’iceberg più grande al mondo, ed è tornato ad esserlo nel gennaio 2023 dopo la frammentazione di A-76 (che arrivava a 4.320 km²). Tra il 2000 e il 2002 è però esistito B-15 che addirittura superò gli 11mila km². E lui sì a lungo rappresentò quella minaccia diretta all’uomo che questa volta – per fortuna – sembra per ora scongiurata.

Credito fotografico: ESA

 

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