14 Giugno 2024
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Occhio di Pernice

Si afferma il partito della disaffezione

10.06.2024

Il primo elemento che si evidenzia nella tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo è il temuto calo di afflusso ai seggi nel nostro Paese. Essere scesi sotto il 50% – 49,69% degli aventi diritto, secondo il dato ufficiale del Viminale – non è un bel segnale, perché si è costituito di fatto il partito di maggioranza assoluta, composto dagli astenuti. Anzi, e per fortuna, l’Election Day, che ha richiamato alle urne i cittadini per l’elezione delle amministrazioni locali, ha contribuito in qualche maniera a contenere la diserzione, anche se non tutti i votanti per la scelta del sindaco hanno ritirato la scheda per le Europee. Una disaffezione che bene non fa e deve una volta di più fare riflettere. Perché il consenso partecipato è necessario per rafforzare il ruolo degli organismi democratici.
Intanto, nel nostro Paese la coalizione di governo esce rafforzata nel suo partito di maggioranza relativa e la rappresentanza politica tende più al bipolarismo, con la ripresa del Pd e il calo dei 5 Stelle accompagnato dalla mancata affermazione dei movimenti europeisti. Mentre comincia a soffiare, e non è da trascurare, il vento ambientalista, alimentato soprattutto dalla corrente giovanile sempre più preoccupata dai cambiamenti climatici. Non a caso, Alleanza verdi e sinistra risulta la lista più premiata dal voto degli studenti fuori sede.

Ben altro effetto ha prodotto il successo delle destre in mezza Europa. Quello ottenuto dal Rassemblement National di Le Pen in Francia ha indotto il presidente Macron a convocare elezioni anticipate, che potrebbero rivoluzionare l’assetto parlamentare del Paese. In Germania la maggioranza del cancelliere Olaf Scholz esce ridimensionata dal confronto con la Cdu, il partito di Ursula von der Leyen, attuale presidente della Commissione Europea. E presumere che alla lunga nulla accada dalle parti di Berlino appare poco realistico. Nel quadro, peraltro prevedibile, venuto a delinearsi, la notizia è che nell’emiciclo di Bruxelles la maggioranza Ursula regge con più di 400 seggi e un Ppe che si rafforza. Ma è chiaro che il centro è saldamente ancorato, la cartina di tornasole del nuovo Parlamento Europeo è rappresentata proprio dall’elezione del presidente della Commissione Europea, che deve essere eletto con la maggioranza assoluta. Si tratta di capire se sarà sancito dalla plenaria di metà luglio o la decisione slitterà a quella di settembre. Si, perché a Bruxelles non si procede a tentativi, ma si vota il candidato indicato dal Consiglio Europeo una volta certi che ci sono i numeri necessari alla sua ratifica. La politica europea è tutta in divenire e dovrà confrontarsi con le contrapposizioni che potrebbero emergere con i singoli Paesi, con posizioni divergenti rispetto agli indirizzi comunitari. Serve un’Europa compatta non solo per rispondere alle sfide sociali ed economiche, ma anche per recitare un ruolo chiave nella sempre più delicata questione di difesa della sovranità dell’Ucraina.

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