1 Settembre 2026
/ 1.09.2026

Sulle coste italiane 156 illeciti al giorno

Il rapporto di Legambiente “Mare Monstrum 2026” fotografa un assedio fatto di scarichi fuorilegge, cemento abusivo, pesca di frodo e violazioni delle regole della navigazione

Il mare italiano continua a fare i conti con un assedio fatto di scarichi fuorilegge, cemento abusivo, pesca di frodo e violazioni delle regole della navigazione. Lo racconta “Mare Monstrum 2026“, il report che Legambiente presenta ogni anno e che oggi arriva alla ventottesima edizione. I dati, raccolti lungo 15 regioni e 61 province costiere sulla base delle informazioni fornite dalle forze dell’ordine e dalle capitanerie di porto, parlano chiaro: nel 2025 sono stati accertati 20.490 reati e 36.322 illeciti amministrativi, per un totale di 56.812 violazioni. Tradotto in termini quotidiani, significa una media di circa 156 illeciti al giorno e più di sei ogni ora lungo le coste.

Rispetto al 2024 i numeri calano – i reati del 20,4%, gli illeciti amministrativi del 10,3% – ma si tratta, avverte l’associazione, di una flessione solo apparente. A pesare sono soprattutto due fattori: la riduzione dei controlli sul territorio, scesi del 19,8%, e l’effetto deterrente prodotto dall’inasprimento delle pene per i reati contro l’ambiente. In altre parole, meno verifiche non significano necessariamente meno crimini.

Chi guida la classifica

A guidare la classifica dell’illegalità torna quest’anno l’inquinamento, legato alla cattiva depurazione e alla gestione illecita dei rifiuti: 7.317 reati, il 35,7% del totale, che superano il ciclo del cemento illegale, fermo al secondo posto con 6.189 reati (30,2%). Seguono la pesca illegale, con 4.338 reati (21,2%) e un balzo del 52,7% nel numero di reti e attrezzi sequestrati, e le violazioni del codice della navigazione e della nautica da diporto, in crescita del 17,4%.

La geografia dell’illegalità resta quella di sempre. Le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa – Campania, Puglia, Calabria e Sicilia – concentrano da sole il 53,6% delle violazioni accertate. In testa c’è ancora la Campania con 4.002 reati, davanti a Puglia (2.599), Sicilia (2.448) e Calabria (1.929). Il dato diventa ancora più netto allargando lo sguardo: negli ultimi 26 anni, dal 1999 a oggi, sono stati registrati 483.195 reati, oltre la metà dei quali proprio in queste quattro regioni. In controtendenza la Liguria, quinta con 1.581 reati e una crescita del 9% che la fa risalire dall’ottava posizione dell’anno precedente.

Sul fronte delle persone coinvolte, nel 2025 i denunciati sono stati 21.726 (-19,2%) e 93 gli arrestati, mentre i sequestri effettuati ammontano a 3.267. Le sanzioni amministrative irrogate hanno superato i 191 milioni di euro, in netto calo rispetto all’anno precedente.

La data del report non è casuale: cade nel sedicesimo anniversario dell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica ucciso nel 2010. La sua memoria sarà ricordata sabato 5 settembre nel porto di Acciaroli, dove il Comune di Pollica e Legambiente assegneranno il Premio Angelo Vassallo alle amministrazioni locali più attive nella difesa dell’ambiente.

Le priorità indicate

Di fronte a questo quadro, Legambiente chiede un impegno condiviso da parte di Governo, Parlamento, Regioni e Comuni. Le priorità indicate sono numerose: rafforzare i controlli e il Sistema nazionale di protezione ambientale, completare la rete di depurazione e rilanciare il riuso delle acque reflue, applicare la tolleranza zero contro l’abusivismo edilizio e tutelare la biodiversità marina. Tra le proposte concrete figurano il ripristino del ruolo dei prefetti nelle demolizioni, uno stanziamento di 150 milioni di euro l’anno per gli abbattimenti e sanzioni penali per i funzionari che non applicano le norme.

“I numeri di Mare Monstrum 2026 fotografano solo la punta dell’iceberg”, commenta il presidente nazionale dell’associazione, Stefano Ciafani, secondo cui la quota di illegalità sommersa resta una minaccia grave per gli ecosistemi marini. Il calo dei reati, aggiunge, non basta: serve un cambio di passo delle istituzioni per proteggere il patrimonio ambientale e l’economia turistica legata al mare.

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