Ogni estate, sopra la cittadina belga di Chimay, si ripete un evento biologico spettacolare: circa mille giovani regine vergini vengono fatte accoppiare in un’area controllata con maschi selezionati, in modo da garantire la trasmissione dei geni dell’ape nera europea. È il cosiddetto “volo nuziale”, un momento chiave per assicurare la continuità genetica di una sottospecie ormai rara.
Gli apicoltori arrivano da Belgio, Francia, Germania e Paesi Bassi, prenotando con mesi di anticipo un posto nella Maison de l’Abeille Noire, una struttura che funziona come centro di riproduzione specializzato. Le regine restano per circa due settimane, tempo sufficiente per accoppiarsi con fino a venti maschi e accumulare una riserva di spermatozoi che permetterà loro di deporre uova fecondate per diversi anni. Una volta tornate nei rispettivi territori, diventano la base per la creazione di nuove colonie geneticamente pure.
Un progetto nato dal territorio
L’iniziativa è stata avviata nei primi anni Duemila da Hubert Guerriat, biologo e apicoltore belga, con l’obiettivo di contrastare la progressiva scomparsa dell’ape nera, causata dall’introduzione massiccia di api ibride selezionate per massimizzare la produzione di miele. Nel tempo, Chimay si è trasformata in un vero santuario: in un’area protetta di circa 30 mila ettari, gli apicoltori possono allevare esclusivamente api nere, creando una zona cuscinetto contro l’ibridazione.
Il progetto prevede formazione continua, monitoraggio sanitario delle colonie, selezione genetica e scambi internazionali tra allevatori. L’obiettivo è costruire una rete europea capace di rafforzare le popolazioni locali senza snaturarne le caratteristiche.
Meno resa, più stabilità
Rispetto alle api ibride, le api nere producono meno miele, ma sono più longeve e resistenti. Le colonie consumano meno scorte in inverno, subiscono meno perdite e reagiscono meglio alle condizioni climatiche instabili. Questo le rende particolarmente adatte a un contesto condizionato da eventi estremi sempre più frequenti.
Per gli apicoltori, la scelta comporta un cambio di prospettiva: meno quantità, maggiore attenzione alla salute dell’alveare e all’equilibrio con l’ambiente. In cambio, nasce un mercato di nicchia per il cosiddetto “miele nero” e per una gamma di prodotti artigianali che valorizzano una filiera più lenta e sostenibile.
Api e foreste, un legame da ricostruire
Una parte centrale del progetto riguarda anche il ritorno delle api nere allo stato selvatico. Nelle foreste vengono installati tronchi cavi per riprodurre i nidi naturali che un tempo si formavano nei grandi alberi. Questo permette di creare popolazioni autonome, utili sia per la conservazione genetica sia per l’impollinazione degli ecosistemi forestali.
Secondo i ricercatori, rafforzare la presenza dell’ape nera significa aumentare la resilienza complessiva dei boschi, migliorando la riproduzione delle piante e la stabilità degli habitat. Un beneficio che va ben oltre il mondo dell’apicoltura.
Un modello replicabile
Di fronte al collasso di molte colonie in Europa e negli Stati Uniti, legato a parassiti, malattie e stress ambientale, l’esperienza di Chimay propone un modello alternativo: valorizzare le sottospecie locali, adattate nei secoli ai propri territori, invece di puntare su linee produttive standardizzate.
Nel volo sincronizzato di mille regine c’è un’idea di convivenza con la natura: meno controllo, più conoscenza, più attenzione alle relazioni invisibili che tengono in equilibrio gli ecosistemi.
