Dopo oltre cinque anni di chiusura, torna visitabile uno dei luoghi più enigmatici di Roma: il bunker di Villa Ada Savoia riapre al pubblico e si prepara a diventare un nuovo presidio culturale nel cuore verde del quadrante nord della città.
Il rifugio antiaereo fu costruito tra il novembre 1942 e il giugno 1943, quando i bombardamenti sulla Capitale non erano più un’ipotesi remota. Pensato per l’uso esclusivo della famiglia reale, si sviluppa interamente nel sottosuolo per oltre 200 metri quadrati. La struttura, a pianta circolare, è articolata in sette ambienti: due stanze principali, due bagni, un’anticamera e due locali di servizio. Un’architettura essenziale ma solida, concepita per garantire protezione in una fase drammatica della storia nazionale.
L’intervento: tra consolidamento e biodiversità
La riapertura arriva al termine di un ampio intervento di riqualificazione del Parco di Villa Ada, finanziato con 2,4 milioni di euro nell’ambito del Pnrr. Il Dipartimento Tutela Ambientale ha lavorato soprattutto sul fronte della sicurezza e della stabilità del versante collinare sotto cui si trova il bunker, soggetto negli anni a fenomeni di erosione. Sono stati consolidati i pendii con tecniche di ingegneria naturalistica e ripristinati i percorsi che conducono sia al rifugio sia alla sommità della collina delle Cavalle Madri. Intorno, la messa a dimora di circa 900 piante forestali, in prevalenza arbustive, punta a rafforzare la tenuta dei terreni e ad arricchire la biodiversità dell’area.
Un patto di collaborazione per la città
Il progetto non si limita alla dimensione strutturale. La gestione del bunker è stata formalizzata attraverso un patto di collaborazione tra il Comune e le associazioni Roma Sotterranea e ASD Giochi di Strada. La prima, attiva da oltre un decennio nella valorizzazione dei luoghi ipogei della Capitale, curerà visite guidate, attività divulgative ed eventi culturali. L’idea è trasformare il bunker in un polo capace di attrarre non solo appassionati di storia, ma anche cittadini e turisti in cerca di una Roma meno cartolinata e più stratificata. La seconda associazione organizzerà attività sportive negli spazi esterni, dai percorsi trekking alle iniziative all’aria aperta, integrando la dimensione culturale con quella del benessere e della fruizione attiva del parco.
“Siamo in una villa che per Roma, per tutta la città non solo per chi vive in questo quadrante, è un luogo simbolico e oggi restituiamo alla città un edificio storico. Anche per il Bunker abbiamo scelto di gestirlo attraverso un patto di collaborazione, nella convinzione che sia uno strumento efficace di cooperazione tra l’amministrazione e le realtà associative, ispirato ai principi di sussidiarietà orizzontale. Sarà proprio la cittadinanza attiva a promuovere la scoperta di questo bene comune, accessibile in totale sicurezza all’interno di un’area completamente riqualificata. Questi lavori sono solo una parte degli interventi previsti per la valorizzazione di questa villa storica: su questo parco infatti abbiamo investito molte risorse, nella convinzione che possa tornare all’antico splendore, con un patrimonio vegetazionale più sano, con nuove funzioni negli edifici e nuovi spazi di fruizione pubblica”, ha dichiarato Sabrina Alfonsi, assessora all’Ambiente, all’Agricoltura e al Ciclo dei rifiuti.
