30 Aprile 2026
/ 30.04.2026

Le vie del pane: alla Fabbrica del Vapore la mappa del cibo che unisce il Mediterraneo

Dal 7 maggio al 28 giugno la mostra di Stefano Torrione documenta il valore etnografico della panificazione tra Europa, Africa e Medioriente. In 77 scatti, il racconto di una biodiversità culturale minacciata dall'omologazione alimentare

Il pane come elemento di stabilità sociale, rito religioso e presidio di identità. È il fulcro di “SACRED BREAD – Le vie del pane“, la mostra fotografica di Stefano Torrione che aprirà il 7 maggio alla Fabbrica del Vapore di Milano. Il progetto, realizzato in collaborazione con il Comune di Milano e curato da Gabriel Bauret, raccoglie sei anni di ricerca sul campo in tutto il bacino del Mediterraneo, proponendo una riflessione su un alimento che è, insieme, risorsa primaria e simbolo culturale.

Un itinerario geografico e sociale

Il percorso espositivo si snoda attraverso 16 tappe e 77 fotografie in bianco e nero. L’indagine di Torrione, dichiaratamente ispirata all’opera Pane Nostro di Predrag Matvejević, segue le rotte storiche della diffusione dei cereali e delle tecniche di panificazione: è una documentazione antropologica che analizza come il gesto della panificazione resista ai cambiamenti socio-economici moderni.

Dalle strade di Karbala in Iraq, dove la cottura del pane diventa un servizio collettivo per i pellegrini, alla Matzah di Gerusalemme, ogni immagine restituisce la complessità di una filiera che oggi, nel mondo occidentale, è spesso ridotta a processo puramente industriale e meccanizzato.

Il ruolo delle varietà locali

Particolare rilievo viene dato alle tradizioni di Sardegna, Puglia e Sicilia. In queste aree, la produzione del pane rimane legata a varietà di grani locali e a tecniche che sfuggono alle logiche della grande distribuzione. In questi contesti, il pane cessa di essere una merce standardizzata per diventare “forma d’arte, voto e identità”, come riportato nei documenti della mostra.

Il lavoro di Torrione mette in luce come la sopravvivenza di questi riti sia strettamente connessa alla tutela del territorio: dove scompare il pane tradizionale, spesso scompare anche la coltivazione di sementi autoctone, con una conseguente perdita di biodiversità agricola.

Documentazione e critica

La mostra è completata da un volume edito da MI-HUB che funge da traccia duratura di quello che il fotografo definisce il “grande vagabondaggio del pane”. L’esposizione documenta anche realtà specifiche come la Prosfora del Monte Athos o l’Injera etiope, evidenziando come la struttura stessa del pane cambi radicalmente in base alla disponibilità delle risorse naturali e alla storia dei suoli locali.

La mostra rimarrà aperta fino al 28 giugno, offrendo al pubblico milanese l’opportunità di osservare da vicino un patrimonio immateriale che rischia di essere eroso dall’uniformità dei consumi globali.

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