25 Maggio 2026
/ 25.05.2026

Le 7 località di mare del Sud Italia da scoprire prima e dopo l’alta stagione

Una guida logistica e gastronomica per un viaggio nei mesi di maggio, giugno, settembre e ottobre: come muoversi, cosa visitare senza code e le specialità stagionali da non perdere

L’alta stagione può essere da stress, ma tra maggio-giugno e settembre-ottobre il Sud Italia cambia volto. Le località costiere smettono di vivere sotto pressione, i parcheggi tornano parcheggi, per un tavolo al ristorante non serve più prenotare una settimana prima, ritrovano spazio le barche locali nei porti e il vento nelle pinete.

È il momento in cui molte coste del Mediterraneo italiano recuperano la loro forma migliore. Non quella dell’estate-cartolina, ma quella dei pescatori che rammendano reti, dei sentieri percorribili senza afa, dei centri storici che si attraversano lentamente. Da Scilla, dove il mito di Ulisse incontra il pesce spada dello Stretto di Messina, fino al Golfo di Orosei, in Sardegna, che fuori agosto recupera il silenzio delle sue falesie, ecco sette luoghi del Sud Italia che danno il meglio di sé prima e dopo l’alta stagione.

Maratea

La costa di Maratea non si concede subito. Bisogna cercarla tra curve, pini marittimi e strade che salgono e scendono continuamente sopra il Tirreno lucano. È una delle poche porzioni della Basilicata affacciate sul mare in grado di costruire uno dei paesaggi costieri più verticali del Sud Italia: rocce scure, piccole cale invisibili dalla strada, grotte marine e pareti che precipitano nell’acqua.

Fuori stagione il paese cambia completamente ritmo. Il traffico che in agosto paralizza il Monte San Biagio quasi scompare e si può raggiungere senza fretta il Cristo Redentore di Maratea, una statua di 21 metri che domina il Tirreno da oltre seicento metri d’altitudine. Nelle giornate limpide lo sguardo arriva fino alla Calabria.

Il centro storico, costruito in collina e separato dal porto, conserva scalinate, palazzi nobiliari e oltre quaranta chiese. Molte spiagge minori restano raggiungibili solo via mare o tramite sentieri: scarpe comode qui valgono più delle infradito.

La cucina tiene insieme mare e montagna. Nei ristoranti compaiono baccalà con peperoni cruschi, alici marinate, cavatelli con mollica fritta e olio lucano.

Scilla

Foto di Anna Majkowska (Flickr)

Nello Stretto di Messina il mare non è mai solo mare. Correnti, venti e miti continuano a convivere nello stesso tratto d’acqua. Scilla, secondo la tradizione omerica, è il luogo del mostro marino affrontato da Ulisse durante il viaggio verso Itaca. Ancora oggi basta guardare il mare nelle giornate di vento per capire perché questo tratto di Calabria abbia alimentato leggende per secoli.

Il borgo si divide in due anime molto diverse. Marina Grande è la spiaggia lunga dello Stretto, mentre Chianalea, spesso definita la “Venezia del Sud”, è un intreccio di case costruite direttamente sugli scogli, con balconi che sembrano entrare nell’acqua.

Sopra il promontorio domina il Castello Ruffo, fortezza medievale sospesa tra Ionio e Tirreno. Qui il protagonista assoluto resta il pesce spada. Viene pescato ancora con le tradizionali feluche, lunghe imbarcazioni con passerelle sopraelevate utilizzate nello Stretto da secoli.

Acciaroli

Acciaroli ha il ritmo delle località che non hanno mai avuto bisogno di diventare troppo mondane. Questa frazione marinara del comune di Pollica, nel Cilento, resta legata a un’idea di Mediterraneo lenta, fatta di porto, piazze piccole e giornate che scorrono senza fretta.

Nella vicina frazione di Pioppi visse a lungo Ancel Keys, il fisiologo americano che studiò la dieta mediterranea e contribuì a renderla famosa nel mondo. Non è difficile capire perché scelse proprio questo tratto di Campania: olio extravergine, pesce azzurro, legumi, verdure e una cucina essenziale che sembra progettata per durare nel tempo.

Fuori stagione Acciaroli diventa una base ideale per esplorare il Cilento interno e i sentieri del Parco Nazionale. Il borgo si attraversa interamente a piedi tra vicoli in pietra, piccole barche e case basse affacciate sul porto. La Spiaggia Grande resta una delle più accessibili della zona, mentre Torre Caléo offre scogli e fondali trasparenti perfetti per lo snorkeling.

La specialità locale sono le alici di menaica, pescate con una tecnica antichissima che seleziona soltanto gli esemplari più grandi.

Marzamemi

Foto di Michele Ponzio (Wikimedia)

A Marzamemi la luce sembra riflettersi ovunque: sulla pietra chiara della piazza, sulle finestre azzurre della tonnara, sui tavoli all’aperto.

Il borgonel sud-est siciliano è nato attorno alla pesca del tonno e la grande tonnara settecentesca continua a dominare il centro storico, anche se da tempo non è più attiva: negli anni è diventata uno dei simboli della Sicilia mediterranea più cinematografica.

Da Piazza Regina Margherita si raggiungono facilmente la Riserva di Vendicari, dove in autunno compaiono fenicotteri e aironi migratori, la spiaggia di Calamosche e l’Isola delle Correnti, il punto in cui il Mar Ionio incontra il Canale di Sicilia.

La cucina locale ruota attorno alla bottarga di tonno rosso, ai pomodorini di Pachino e al Nero d’Avola.

Baia dei Turchi

Foto di Vika2722 (Wikimedia)

Per arrivare a Baia dei Turchi, in Puglia, bisogna camminare. Ed è probabilmente questo il motivo per cui conserva ancora qualcosa di selvatico. L’auto si lascia all’interno dell’oasi dei Laghi Alimini, poi si attraversa una pineta costiera seguendo un sentiero pianeggiante che profuma di resina e macchia mediterranea. Dopo dieci minuti il bosco si apre improvvisamente sul mare.

La spiaggia, otto chilometri a nord di Otranto, prende il nome secondo la tradizione dallo sbarco ottomano del XV secolo durante l’assedio della città. Oggi è una delle baie più belle del Salento.

Qui conviene arrivare preparati: acqua, ombra e pranzo al sacco. Per mangiare davvero bisogna tornare verso Otranto o fermarsi negli agriturismi dell’entroterra, dove compaiono piatti salentini come ciceri e tria, pucce (un pane tipico della tradizione pugliese) e rustici di pasta sfoglia.

Cala Gonone

Cala Gonone si affaccia sul Golfo di Orosei, che concentra una parte del turismo della Sardegna orientale. Tra luglio e agosto: parcheggi pieni, imbarchi affollati, spiagge contingentate, sentieri saturi. Da settembre tutto cambia.

Le falesie calcaree del Supramonte tornano visibili senza file di gommoni davanti, le escursioni verso Cala Luna e Cala Mariolu riprendono un ritmo normale e perfino il porto sembra respirare meglio. Qui il mare non si lascia conquistare facilmente: non esiste una strada costiera che colleghi le cale del golfo e molte spiagge si raggiungono solo via mare o con trekking impegnativi.

È proprio questa difficoltà ad aver preservato uno dei tratti più spettacolari del Mediterraneo italiano. Le Grotte del Bue Marino, un tempo rifugio della foca monaca, attraversano chilometri di cavità sul mare, mentre Pedra Longa continua ad attirare arrampicatori da tutta Europa.

La cucina alterna mare e Barbagia: culurgiones, porceddu, formaggi ovini e pesce fresco del golfo.

Isola di Capo Rizzuto

Nonostante il nome, Isola di Capo Rizzuto non è un’isola ma un lungo tratto di costa ionica calabrese disseminato di spiagge, promontori e fortezze. È un territorio che alterna sabbia rossa, macchia mediterranea e mare trasparente protetto dalla più grande area marina della Calabria.

Il suo simbolo è Le Castella. La fortezza medievale sorge su un isolotto collegato alla terraferma da una sottile lingua di sabbia e sembra uscita da un romanzo cavalleresco. Costruita dagli Angioini nel XIII secolo e ampliata dagli Aragonesi nei secoli successivi, controllava le rotte dello Ionio quando il Mediterraneo era attraversato da pirati e flotte militari.

Le escursioni in barca con fondo trasparente permettono di osservare praterie di posidonia e fondali popolati dal pesce azzurro. La cucina locale è intensa come questa parte di Calabria: sardine, alici, peperoncino, ’nduja e pecorino crotonese. Sapori netti, marini, spesso piccanti. Come il vento che attraversa questa costa quasi tutto l’anno.

Visitare queste località fuori stagione significa soprattutto vedere il Sud in una forma diversa: meno congestionata e più vicina al ritmo reale dei territori.

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