10 Agosto 2026
/ 10.08.2026

Amazzonia: gli incendi crollano, ma il super El Niño può rovinare tutto

Nel 2025 le fiamme hanno divorato l'area più piccola dal 1985. Merito di piogge tardive, del calo della deforestazione e della paura lasciata dal disastro dell'anno prima. Ora però El Niño rischia di riportare indietro le lancette

Un anno fa l’Amazzonia bruciava come non mai. Oggi arriva invece una buona notizia dal cuore verde del pianeta: nel 2025 gli incendi nella porzione brasiliana della più grande foresta pluviale del mondo sono scesi al livello più basso. A certificarlo è la rete di monitoraggio ambientale MapBiomas, che incrociando le immagini satellitari ha calcolato in circa 3,1 milioni di ettari la superficie andata in fumo: l’estensione più contenuta da quando esistono le rilevazioni, cioè dal 1985. A calare, insieme ai roghi, è stata anche la deforestazione: meno alberi abbattuti significa meno legname secco pronto a incendiarsi, e quindi un circolo virtuoso per una foresta che, con la sua fitta vegetazione, resta uno dei principali serbatoi di carbonio del pianeta e un argine decisivo contro il riscaldamento globale.

Il rovescio della medaglia del 2024

Il confronto è impietoso proprio con l’anno precedente. Nel 2024 una siccità eccezionale aveva trasformato la foresta in un’enorme esca, alimentando roghi in gran parte appiccati dall’uomo e distruggendo alberi, vegetazione e specie rare preziose. Il 2025 ha invertito la rotta in un modo che la geografa Ane Alencar, coordinatrice del rapporto, ha definito “fuori dall’ordinario”.

Paradossalmente, a dare una mano è stato lo stesso clima anomalo. Una stagione delle piogge arrivata in ritardo tra il 2024 e il 2025 ha chiuso la “finestra ideale” per gli incendi usati a scopo agricolo per liberare i terreni. A questo si è aggiunto un “fattore psicologico”: le comunità locali, spaventate dall’inferno dell’anno prima, si sono mobilitate per tenere sotto controllo i focolai. Le fiamme sono calate in tutto il Paese, ai minimi dal 2018. Fa eccezione il Cerrado, la vasta savana del Brasile centrale, che ha continuato a bruciare agli stessi ritmi.

L’incognita super El Niño

Il quadro resta però fragile. La stessa Alencar avverte che l’arrivo di un “super El Niño” potrebbe far aumentare il rischio. A marzo l’agenzia statunitense NOAA aveva stimato al 62% la probabilità che il fenomeno si formi nel corso dell’estate, con una possibilità su tre che raggiunga un’intensità “forte” tra ottobre e dicembre 2026. Per l’Amazzonia significherebbe una stagione secca più lunga e un pericolo incendi in aumento. El Niño, che si presenta a intervalli irregolari e dura in genere circa un anno, tende infatti a far salire le temperature globali e a rendere più estremi gli eventi meteo.

La scommessa di Lula tra promesse e contraddizioni

I dati premiano la linea del presidente Luiz Inácio Lula da Silva, che nel 2022 aveva promesso di azzerare la deforestazione entro il 2030. Sotto il predecessore Jair Bolsonaro il disboscamento aveva toccato il suo record storico; con Lula la tendenza si è ribaltata, tanto che nel primo trimestre del 2026 la deforestazione ha segnato il livello più basso del decennio. “Non c’è sicurezza climatica per il mondo senza un’Amazzonia protetta”, ripete il leader, che a ottobre punta a un quarto mandato non consecutivo. Restano però le contraddizioni: il suo via libera a un grande progetto di esplorazione petrolifera offshore al largo della foresta ha scatenato le critiche degli ambientalisti.

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