5 Agosto 2026
/ 5.08.2026

L’Italia riconosce 453 nuove piante spontanee

Vent’anni di ricerche aggiornano la conoscenza della biodiversità vegetale nazionale: quasi tutte le nuove specie censite sono endemiche

L’Italia continua ad aggiornare la carta della propria biodiversità vegetale. Negli ultimi vent’anni sono state descritte 453 nuove specie e sottospecie di piante spontanee, 443 delle quali endemiche, cioè presenti esclusivamente nel nostro Paese. Il dato emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Plant Biosystems, che offre la più ampia ricostruzione dell’evoluzione delle conoscenze floristiche italiane tra il 2005 e il 2025. Il risultato è una fotografia che va oltre il semplice conteggio delle nuove specie: misura quanto oggi conosciamo la flora italiana e mette in evidenza le aree dove la ricerca ha ancora molto lavoro da fare. 

Una biodiversità che si conosce meglio

Per arrivare a questo risultato i ricercatori hanno analizzato 3.902 pubblicazioni scientifiche dedicate alla flora vascolare italiana, ricostruendo l’avanzamento delle conoscenze regione per regione. Tre quarti degli studi riguardano aree circoscritte, mentre appena il 2,4% ha un’estensione nazionale, un dato che, secondo gli autori, evidenzia la necessità di rafforzare la collaborazione tra gruppi di ricerca per ottenere una visione più omogenea del patrimonio botanico italiano. 

Tra le regioni che hanno registrato il maggior numero di nuovi taxa figurano Abruzzo, con 74 specie e sottospecie, Sicilia (69), Toscana (53) e Sardegna (51). Lo studio precisa però che molte di queste novità non derivano dalla scoperta di piante mai osservate prima, ma dalla revisione tassonomica di specie già note, successivamente riconosciute come entità distinte grazie all’evoluzione delle conoscenze scientifiche. 

Un’Italia a due velocità

Se il numero delle nuove specie colpisce, è la distribuzione delle conoscenze a rappresentare uno degli aspetti più interessanti del lavoro. Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia sono le regioni che hanno registrato i maggiori progressi nella documentazione floristica, grazie a programmi di monitoraggio, progetti cartografici e raccolte sistematiche di dati sviluppati negli ultimi vent’anni. Solo in Emilia-Romagna è in corso un progetto di cartografia che raccoglie oltre 200 mila segnalazioni botaniche, in larga parte ottenute direttamente sul campo. 

Diversa la situazione nel Mezzogiorno. Lo studio evidenzia che vaste porzioni di Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia presentano ancora livelli di conoscenza limitati o generici, nonostante le numerose campagne di ricerca condotte negli ultimi anni. Per gli autori, questo divario riflette soprattutto differenze negli investimenti e nella continuità delle attività scientifiche dedicate alla flora. 

Una base per proteggere gli habitat

La ricerca sottolinea infine un aspetto spesso trascurato. La floristica costituisce la base scientifica necessaria per monitorare gli habitat, adempiere agli obblighi previsti dalla Direttiva Habitat e pianificare interventi di conservazione efficaci. Senza una conoscenza aggiornata della distribuzione delle specie, osservano gli autori, anche le strategie di tutela della biodiversità rischiano di poggiare su basi incomplete. Per questo il lavoro richiama la necessità di investire maggiormente nella ricerca di base e nelle attività di rilevamento sul territorio, indispensabili per costruire un quadro sempre più accurato del patrimonio vegetale italiano. 

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