Arriva dal maree nel giro di pochi anni ha messo in ginocchio una delle filiere ittiche più produttive d’Europa. Il granchio blu – Callinectes sapidus, letteralmente il nuotatore dal bello sapore – è comparso in forma massiccia nell’Alto Adriatico tra il 2021 e il 2022, e da allora non ha smesso di moltiplicarsi. Le stime di Coldiretti parlano di oltre 200 milioni di euro di danni complessivi al settore ittico italiano. In alcune aree del Delta del Po e delle Valli di Comacchio, le cooperative di vongolari hanno ridotto l’attività di oltre il 70%.
È in questo scenario che nasce il progetto Octo-Blu. L’idea è di arruolare un predatore naturale del granchio blu e metterlo a lavorare direttamente sul fondale. Quel predatore è il polpo comune, Octopus vulgaris. Il 26 maggio scorso, nelle acque di Riccione, sono state calate sul fondale le prime strutture artificiali progettate come tane. L’operazione è la prima fase di un programma nato dalla convenzione tra il Comune di Riccione, l’Università degli Studi di Bologna, il Club Nautico e l’associazione Blennius – un sodalizio di subacquei che monitora da anni le barriere soffolte riccionesi.
A spiegare la logica del progetto è Oliviero Mordenti, docente del dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna. I polpi si riproducono in laboratorio, a Cesenatico, in cattività. Una volta pronti, le larve vengono immesse in mare nelle zone più critiche per la presenza del granchio blu. Il passaggio cruciale è proprio quello delle tane: senza un rifugio stabile sul fondale, i polpi si disperdono e l’effetto si vanifica. Le strutture artificiali calate il 26 maggio servono esattamente a questo: ancorare i cefalopodi alle aree target, dove il granchio blu è più concentrato.
Il polpo comune è un predatore a tutti gli effetti. Ha 500 milioni di neuroni distribuiti tra il cervello centrale e i tentacoli, è in grado di aprire barattoli, usare strumenti, mimetizzarsi in pochi secondi. È curioso, adattabile, e ha uno stomaco molto capiente. Da adulto, il granchio blu fa parte della sua dieta. Non è quindi un esperimento bizzarro: è un’ipotesi scientificamente fondata, che si inserisce nel filone del controllo biologico, ovvero l’uso di specie naturali per contenerne altre, senza ricorrere a sostanze chimiche o interventi meccanici invasivi.
Se i risultati a Riccione saranno positivi, il piano è quello di estendere l’intervento ai litorali di Comacchio e Goro, dove la pressione economica è molto più alta, perché lì ci sono cooperative, concessioni demaniali, mercati all’ingrosso, e famiglie intere che vivono di vongole. La Regione Emilia-Romagna ha già stanziato 3,5 milioni di euro tra il 2023 e il 2025 per ristorare le imprese danneggiate, e ha messo in bilancio altri 1,5 milioni per il 2026. Nei prossimi mesi i volontari di Blennius, insieme a sommozzatori e a un fotografo subacqueo, monitoreranno l’evoluzione delle tane e dei fondali. Il Club Nautico metterà a disposizione spazi e imbarcazioni. I dati raccolti serviranno a capire se i polpi si insediano nelle strutture artificiali, se predano davvero il granchio blu in misura significativa. I risultati si attendono entro l’autunno
