31 Luglio 2026
/ 31.07.2026

“Net zero”: più le foreste sono indebolite dalla crisi climatica più l’obiettivo è difficile

er raggiungere la neutralità climatica al 2050 nella Ue le emissioni residue devono essere bilanciate da rimozioni della CO2 da parte degli ecosistemi. Ma man mano che la situazione peggiora la capacità di assorbimento degli ecosistemi si riduce

Nel 2023, il settore dell’uso del suolo e delle foreste nell’Unione europea ha rimosso 198 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente dall’atmosfera. Il Regolamento LULUCF fissa per il 2030 un obiettivo di 310 milioni di tonnellate. In base alle proiezioni degli Stati membri, le misure attuali raggiungeranno al massimo 209 milioni di tonnellate, meno dei due terzi del target.

Le rimozioni sono in calo da un decennio, principalmente perché il cambiamento climatico sta indebolendo la capacità di assorbimento delle foreste europee. Il Climate Law del 2021 fissa per l’UE la neutralità climatica entro il 2050. Quel target dipende da serbatoi naturali che si stanno riducendo per effetto del processo che il target vuole fermare.

Il Regolamento (UE) 2021/1119 stabilisce che le emissioni di gas serra residue, quelle che non possono essere eliminate, devono essere bilanciate da rimozioni equivalenti. Il “netto” in “net zero” non è un dettaglio contabile: è la differenza tra quanto si emette e quanto si rimuove dall’atmosfera. Le rimozioni previste nel modello europeo provengono in larga misura dal settore LULUCF: foreste, suoli, torbiere, terreni agricoli. Non da tecnologie di cattura industriale, che oggi coprono quantità trascurabili, ma da ecosistemi naturali la cui capacità dipende dal clima e dalla gestione. La struttura del problema è circolare. La capacità di rimozione delle foreste europee diminuisce mentre il clima si riscalda: temperatura più alta, siccità più frequenti, eventi estremi (incendi, infestazioni di insetti, vento) danneggiano le foreste più velocemente di quanto crescano. Il nuovo inventario UE del 2025 documenta un calo ancora più marcato rispetto alle stime precedenti. Il target di 310 milioni di tonnellate al 2030 diventa più difficile da raggiungere esattamente nei percorsi in cui le politiche climatiche procedono più lentamente, perché più a lungo le emissioni continuano, più i serbatoi si degradano prima di poter contribuire al bilanciamento.

Un’analogia aiuta. Una persona che vuole ridurre del 50% il consumo idrico di casa conta su una cisterna che raccoglie la pioggia per coprire un terzo del risparmio. Ma la siccità locale si sta intensificando per la stessa gestione idrica inadeguata che il piano vuole correggere: la causa del problema riduce la risorsa su cui il piano si appoggia. Il piano rimane corretto nella direzione. La sua fattibilità dipende da quanto in fretta si agisce.
“Zero emissioni” e “neutralità climatica” suonano simili nel linguaggio comune. Descrivono però architetture diverse. “Zero emissioni” significa produrre senza emettere. “Neutralità climatica” o “net zero” significa che le
emissioni residue vengono bilanciate da rimozioni
. La prima elimina la fonte. La seconda richiede che qualcosa rimuova ciò che ancora si emette. Questa distinzione è invisibile nel titolo del target, ma determina se il
target è raggiungibile con le risorse disponibili. L’UE ha risposto a questo problema con due strumenti. Il Carbon Removal Certification Framework (2024/3012) cerca di standardizzare le rimozioni tecnologiche, come la Direct Air Capture e il BECCS, come contributo aggiuntivo ai serbatoi naturali. La Nature Restoration Law (2024/1991) fissa obiettivi di ripristino degli ecosistemi per mantenere e aumentare la capacità di rimozione. Entrambi gli strumenti operano su orizzonti temporali sovrapposti al target stesso, e la velocità di scaling del CDR
tecnologico e del ripristino degli ecosistemi resta incerta. Va riconosciuto che la circolarità descritta non rende il target sbagliato.

I modelli climatici mostrano che in percorsi di decarbonizzazione rapida il sink forestale tende a stabilizzarsi: meno riscaldamento significa meno stress sulle foreste. La dipendenza circolare è un problema nei percorsi lenti, non un difetto strutturale del concetto.

“Net zero” rimane la formulazione corretta per descrivere il punto di arrivo. La domanda è se le proiezioni di default incorporano la variabilità dei serbatoi naturali o li trattano come costanti. Questa rubrica esplora le parole del clima il cui significato tecnico diverge dalla percezione comune. “Net zero” aggiunge un meccanismo nuovo: un target che dipende da risorse le cui condizioni sono influenzate dalla velocità con cui il target viene perseguito. La parola “netto” porta con sé questa architettura. Nel linguaggio pubblico, “neutralità climatica 2050” suona come un obiettivo a emissioni eliminate. È un obiettivo a emissioni bilanciate da serbatoi che devono crescere, non shrink.

La prossima volta che leggete “net zero 2050” in un documento di policy, la domanda è una: le rimozioni previste per bilanciare le emissioni residue vengono da serbatoi in crescita o da serbatoi in calo? La risposta cambia quanto il target è raggiungibile con le misure in campo.

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