L’Etna torna a mostrare la sua forza con una nuova fase eruttiva e, nello stesso tempo, si conferma uno dei luoghi più interessanti d’Europa per sperimentare le tecnologie destinate allo spazio. Il 30 luglio il Cratere Voragine ha prodotto una fontana di lava con emissioni di cenere e materiale incandescente, mentre sulle pendici del vulcano i ricercatori dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) erano impegnati nei test, poi interrotti, del “Rover Etna“, un prototipo sviluppato per preparare le future esplorazioni robotiche sulla Luna.
L’attività è stata monitorata dall’Osservatorio Etneo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che nelle prime ore della giornata ha registrato un’intensificazione del tremore vulcanico, salito su valori elevati a partire dalle 3.30. Dalla rete di telecamere è stata osservata un’attività stromboliana al Cratere Voragine, con cenere dispersa verso nord-ovest, successivamente evoluta in una fontana di lava con ricaduta di brandelli di magma nella zona sommitale.
L’Ingv ha emesso un avviso Vona (Volcano Observatory Notice for Aviation) di massima allerta, colore rosso, con una chiusura precauzionale dello spazio aereo sopra il vulcano. La fase eruttiva non ha però avuto conseguenze sull’operatività dell’aeroporto internazionale Vincenzo Bellini di Catania. Nel corso della giornata l’attività delle fontane di lava è terminata, mentre il tremore è rimasto su livelli alti. Durante la fase parossistica è stato osservato anche un piccolo flusso piroclastico verso la Valle del Bove e una nube vulcanica arrivata a circa sette chilometri di altezza.
Un laboratorio naturale per le tecnologie lunari
L’attività vulcanica ha costretto a interrompere temporaneamente i test del Rover Etna per motivi di sicurezza, ma il progetto dell’Asi continua a rappresentare uno degli esempi più avanzati di utilizzo di un ambiente terrestre come simulazione di un altro mondo.
Il team dell’Agenzia spaziale italiana lavora sul vulcano da circa un mese nell’ambito del programma “Universalcomotion System“, realizzato insieme a un gruppo industriale composto da grandi aziende, piccole e medie imprese, università ed enti di ricerca. La scelta dell’Etna non è casuale. Le superfici laviche, le rocce vulcaniche, i dislivelli e le condizioni del terreno offrono caratteristiche simili, per alcuni aspetti, a quelle che un rover potrebbe incontrare sulla superficie lunare.
“Può sembrare curioso, ma l’Etna è uno dei luoghi migliori per preparare le missioni spaziali. I suoi terreni vulcanici, ricchi di rocce e superfici irregolari, ricordano per molti aspetti quello che è il paesaggio lunare”, ha spiegato Giuseppe D’Amore, responsabile del settore progetti di sviluppo tecnologico dell’Asi.
Robot autonomi per esplorare ambienti estremi
Il Rover Etna è stato progettato come un sistema complesso di robotica avanzata. Nei test vengono valutati sistemi di locomozione evoluta, capacità di analisi del terreno e algoritmi di navigazione autonoma basati sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è sviluppare veicoli capaci di muoversi in ambienti difficili senza dipendere esclusivamente dai comandi inviati da un centro di controllo sulla Terra.
“Il nostro rover non sarà in grado solamente di muoversi ricevendo dei comandi da un centro di controllo, ma sarà in grado di farlo in autonomia”, ha spiegato D’Amore, sottolineando come questa capacità possa aumentare l’efficacia delle future missioni lunari e ridurre i rischi operativi. L’Etna offre quindi una doppia opportunità scientifica: osservare da vicino uno dei vulcani più attivi del pianeta e mettere alla prova strumenti destinati a operare lontano dalla Terra. Un territorio in continua trasformazione che diventa anche un banco di prova per la robotica del futuro.
