4 Giugno 2026
/ 4.06.2026

Cibo, città, territori: a Roma il confronto tra food policy e biologico

Solo il 25% del cibo consumato nella Capitale arriva dall'agro romano e laziale. Oltre 41.000 ettari abbandonati, 26.000 di terre pubbliche inutilizzate. Il 6 e 7 giugno all'Orto Botanico di Roma, "Buono e Bio in Festa" apre il dibattito su agroecologia, giustizia di filiera e futuro dei sistemi alimentari urbani

Roma mangia lontano da casa. Solo il 25% del cibo consumato nella Capitale proviene dall’agro romano e laziale, mentre il 60% arriva da altre regioni italiane e il restante 15% dall’estero. Nel frattempo, negli ultimi sessant’anni quasi 61.000 ettari di aree agricole e naturali dell’area metropolitana sono stati trasformati in superfici artificiali, e altri 41.000 ettari hanno subìto processi di abbandono colturale. Numeri che restituiscono la misura di uno squilibrio profondo tra città, territori produttivi e sistemi alimentari, e che rendono urgente una riflessione su salute pubblica, sviluppo locale e accesso al cibo.

È attorno a questi temi che nasce “Buono e Bio in Festa“, la due giorni promossa dall’assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale, da FederBio e da Slow Food Italia, in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Mountain Partnership-FAO. L’appuntamento è per il 6 e 7 giugno all’Orto Botanico di Roma: talk, mercato, laboratori e attività aperte al pubblico per mettere al centro il cibo come tema capace di tenere insieme città e aree interne, politiche urbane, salute pubblica, agricoltura biologica e lavoro agricolo.

Sabrina Alfonsi, assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale, inquadra l’evento nella cornice più ampia delle politiche alimentari cittadine: “Abbiamo scelto di coinvolgere diverse città che stanno promuovendo strategie e politiche alimentari: oltre a Genova e Firenze ci saranno anche Comuni più piccoli, come Alba, Varese e Melpignano, per interrogarci su quale deve essere il ruolo della Capitale sulle politiche del cibo anche in relazione a migliaia di realtà più piccole, ma importanti custodi delle eccellenze enogastronomiche”.

L’assessora ricorda anche il percorso avviato dall’Amministrazione capitolina, che include la redazione di un piano del cibo per Roma e il coinvolgimento di nuovi soggetti: dal Consiglio del Cibo a ConfagriBio, dalla Rete italiana delle Politiche del Cibo fino ad Anci.

Il biologico come modello per territori e città

Per Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, la posta in gioco va oltre il singolo evento: “Le città possono diventare alleate strategiche delle aree interne, sostenendo modelli alimentari più equi e sistemi produttivi radicati nei territori. Il biologico, nelle aree marginali ma anche nell’agricoltura urbana e periurbana, rappresenta l’unico modello agricolo realmente in grado di tenere insieme tutela degli ecosistemi, qualità del cibo, salute delle persone e opportunità economiche per le comunità locali“.

I numeri del settore confermano la solidità di questa traiettoria. Secondo ISMEA, il biologico conta oggi più di 97.000 operatori, oltre 2,5 milioni di ettari coltivati e una spesa domestica che ha raggiunto 3,96 miliardi di euro. Nel Lazio, l’incidenza del biologico sulla superficie agricola utilizzata è pari al 23,4%, vicino al target europeo del 25% fissato per il 2030. L’agroecologia allarga ulteriormente questa prospettiva: applica principi ecologici ai sistemi agricoli, riduce la dipendenza dagli input esterni e rafforza biodiversità e resilienza climatica.

Città e campagna: superare la logica della dipendenza

Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, individua la radice del problema in un modello culturale e produttivo da ripensare: “Serve un cambiamento culturale, oltre che colturale: superare la prospettiva competitiva e riduzionista che ha sacrificato certe aree privilegiandone altre all’altare di una malintesa efficienza. Oggi è evidente che sono fragili le aree interne che erano luoghi ‘del fare’ e sono state invece svuotate di significati e depauperate di servizi. Ma sono altresì fragili le grandi aree urbane che devono affrontare urgenti questioni ambientali, di salute pubblica, di emergenze sociali e anche di sicurezza alimentare”.

Uno dei nodi più spinosi che la manifestazione intende affrontare riguarda la distribuzione del valore lungo la filiera agroalimentare. Secondo elaborazioni richiamate da studi ISMEA, su 100 euro spesi per prodotti agricoli freschi, meno di 20 euro restano al comparto agricolo come valore aggiunto, mentre il resto si distribuisce tra trasformazione, logistica, distribuzione e altri segmenti della catena. Parallelamente, il tema del lavoro irregolare resta aperto: i più recenti rapporti stimano circa 200.000 lavoratori irregolari impiegati nell’agricoltura italiana. Sono le questioni al centro del talk “La giustizia nella filiera agroalimentare“, dedicato al rapporto tra giusto prezzo, lavoro agricolo, sostenibilità economica della produzione e valore ambientale e sociale del cibo.

Accanto al programma di incontri, “Buono e Bio in Festa” porterà all’Orto Botanico anche una dimensione esperienziale: il Villaggio del Bio di FederBio e il Mercato della Terra di Slow Food Lazio ospiteranno produttori, trasformatori, degustazioni e laboratori divulgativi. Per bambini e famiglie, il Baby Bio Park proporrà percorsi educativi, attività sulla stagionalità e incontri con agricoltori, apicoltori, fornai e cuochi. Un programma che, nei suoi formati e nelle sue voci, prova a costruire quello spazio di dialogo tra città e territorio che le politiche del cibo invocano da anni.

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