24 Luglio 2026
/ 24.07.2026

Ecco la mappa che anticipa la crisi dei raccolti

Il progetto CADI del CSIC fotografa, con una risoluzione di circa 10 chilometri, le aree del Pianeta dove la produttività agricola è già diminuita e quelle destinate a perdere di più entro il 2100

Oltre 640 milioni di persone vivono già in aree dove il potenziale produttivo dell’agricoltura si è ridotto di almeno il 10% rispetto a trent’anni fa. Il dato emerge da CADI (Climate-Induced Agricultural Decline Index), il nuovo indice sviluppato dal Consiglio nazionale delle ricerche spagnolo (CSIC), che misura gli effetti del cambiamento climatico sulla capacità dei terreni di produrre cibo e ne proietta l’evoluzione fino alla fine del secolo.

La piattaforma misura quanto un territorio potrebbe produrre se a cambiare fossero soltanto le condizioni climatiche. Per farlo utilizza i dati storici della FAO, quelli climatici del programma europeo Copernicus (AgERA5) e gli scenari elaborati dall’IPCC, mantenendo costanti le colture e le pratiche agricole osservate nel 2020. Una scelta metodologica precisa: isolare il peso del clima, senza confonderlo con innovazioni tecnologiche, irrigazione, nuove varietà o altre strategie di adattamento.

Perdite già in corso

L’aspetto più interessante dello studio è che non guarda soltanto al futuro. Il cambiamento è già in atto. Secondo i ricercatori, circa il 16% delle superfici agricole mondiali ha perso oltre il 10% della propria produttività potenziale rispetto al periodo 1981-2000. Le coltivazioni pluviali, che dipendono esclusivamente dalle precipitazioni, risultano le più vulnerabili: quasi un quinto ha già registrato perdite superiori al 10%.

Il fenomeno, però, non si distribuisce in modo uniforme. Le regioni tropicali concentrano i danni maggiori, mentre alcune aree alle alte latitudini potrebbero beneficiare, almeno temporaneamente, di condizioni climatiche più favorevoli. Un vantaggio che non compensa le perdite complessive, perché interessa territori spesso meno produttivi e con superfici agricole più limitate.

L’Europa si divide

Anche in Europa emerge una frattura sempre più evidente. Scandinavia, Scozia e parte delle Alpi mostrano un potenziale agricolo in crescita, mentre il bacino del Mediterraneo segue la traiettoria opposta.

La Spagna rappresenta bene questa nuova geografia. Secondo Hannes Mueller, tra i coordinatori del progetto, la costa cantabrica, la Galizia e i Pirenei registrano un miglioramento del potenziale produttivo, mentre gran parte dell’entroterra e del centro-est della penisola è destinata a perdere capacità agricola. Una redistribuzione che rischia di modificare l’allocazione di acqua, investimenti e infrastrutture, alimentando nuove competizioni tra territori.

La sfida dell’adattamento

CADI parte da uno scenario volutamente estremo: ipotizza che gli agricoltori non cambino colture né tecniche produttive. Non è una previsione di ciò che accadrà, ma un modo per misurare quanto il solo cambiamento climatico possa incidere sulla produttività.

Proprio per questo i ricercatori considerano la piattaforma uno strumento di pianificazione. Sapere in anticipo dove le perdite saranno più consistenti permette di orientare ricerca, investimenti pubblici e strategie di adattamento: dallo sviluppo di varietà più resistenti al caldo all’introduzione di nuove colture, fino alla gestione delle risorse idriche.

Una questione di giustizia climatica

Lo studio evidenzia anche un’altra dinamica destinata a pesare nel dibattito internazionale. I Paesi che hanno contribuito meno alle emissioni storiche di gas serra risultano, nella maggior parte dei casi, quelli più esposti al declino della produttività agricola e con minori capacità economiche per reagire. È una delle ragioni per cui il cambiamento climatico non può più essere considerato soltanto un problema ambientale: riguarda la sicurezza alimentare, lo sviluppo rurale e la stabilità economica di intere regioni.

Le proiezioni indicano che, nello scenario climatico intermedio-alto (SSP3-7.0), tra il 2041 e il 2060 quasi la metà della popolazione mondiale potrebbe vivere in aree dove il potenziale produttivo dell’agricoltura sarà diminuito di almeno il 5%. Inoltre, circa un quarto dei Paesi concentrerà fino al 90% delle perdite complessive.

CADI restituisce quindi una fotografia della velocità con cui il cambiamento climatico sta modificando una delle risorse più strategiche del Pianeta: la capacità di produrre cibo. E ricorda che, senza politiche di adattamento efficaci, le conseguenze si rifletteranno su prezzi alimentari, redditi agricoli, disponibilità d’acqua e flussi migratori.

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