23 Luglio 2026
/ 23.07.2026

Siccità in Europa: il caldo record sta prosciugando i suoli

Per la prima volta World Weather Attribution quantifica il ruolo dell’evapotraspirazione: il riscaldamento globale ha reso fino a 80 volte più probabili condizioni atmosferiche capaci di prosciugare il terreno. La scarsità di piogge pesa meno di quanto si pensasse

La siccità che nel 2026 sta colpendo gran parte dell’Europa non dipende soprattutto dalla mancanza di pioggia. Il principale responsabile è il caldo record, che ha trasformato l’atmosfera in una gigantesca “spugna”, capace di sottrarre molta più acqua ai suoli e alla vegetazione. È questa la conclusione del nuovo rapporto di World Weather Attribution (WWA), firmato da ricercatori di Austria, Germania, Ungheria, Lettonia, Paesi Bassi, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Repubblica Ceca, Regno Unito e Stati Uniti. Lo studio mostra che, nella maggior parte del continente, il fattore decisivo della siccità non è stata l’assenza di pioggia, ma l’aumento dell’evapotraspirazione provocato dal riscaldamento globale.

Due Europe, due siccità

I ricercatori hanno diviso il continente in due grandi aree, caratterizzate da dinamiche differenti.

Nell’Europa occidentale, dal Portogallo alla Finlandia meridionale, la siccità dei suoli si è concentrata soprattutto tra aprile e giugno. Un evento che in passato si verificava mediamente una volta ogni cinque anni è oggi diventato cinque volte più probabile a causa del cambiamento climatico.

Nell’Europa orientale, invece, il deficit di umidità interessa l’intero semestre gennaio-giugno ed è aggravato dagli effetti della siccità del 2025. Qui un evento atteso una volta ogni quindici anni è diventato undici volte più probabile.

La scarsità di precipitazioni, presa da sola, racconta però una storia diversa. Piogge così ridotte restano eventi relativamente rari (circa una volta ogni 25 anni nell’Europa occidentale e una ogni 30 anni in quella orientale) ma il contributo del cambiamento climatico sulle sole precipitazioni risulta limitato. È quindi il caldo, più che la pioggia mancante, ad aver trasformato un anno secco in una crisi idrica eccezionale.

La vera anomalia è la “sete” dell’atmosfera

Il risultato più innovativo dello studio riguarda l’evapotraspirazione potenziale (PET), cioè la quantità d’acqua che l’atmosfera è in grado di sottrarre a suolo e vegetazione quando temperature elevate, vento e bassa umidità accelerano l’evaporazione. In altre parole, misura la “sete” dell’aria.

Nell’Europa occidentale condizioni atmosferiche così favorevoli all’evaporazione erano considerate eccezionali, con un tempo di ritorno di circa cinquant’anni. Oggi sono diventate 80 volte più probabili e circa il 7% più intense. Nell’Europa orientale, dove fenomeni analoghi avevano un tempo di ritorno di circa cinque anni, la probabilità è aumentata di 40 volte, con un’intensità superiore di circa l’8%.

Il risultato è che una combinazione di precipitazioni relativamente scarse e forte evaporazione, che in passato avrebbe provocato una siccità moderata nell’Europa occidentale e grave in quella orientale, oggi produce condizioni eccezionali a ovest ed estreme a est, secondo la classificazione dello US Drought Monitor adottata dai ricercatori.

Con altri 1,4 °C il rischio aumenterà ancora

Le simulazioni climatiche non lasciano molto spazio all’ottimismo. Con un ulteriore aumento della temperatura globale di 1,4 °C, nell’Europa occidentale la probabilità di condizioni atmosferiche favorevoli a un’intensa evaporazione aumenterebbe di circa dieci volte, mentre il rischio di deficit di umidità del suolo raddoppierebbe, nonostante un calo delle piogge primaverili previsto solo in alcune aree.

Nell’Europa orientale lo scenario è ancora più significativo. I modelli prevedono addirittura un aumento delle precipitazioni nel semestre gennaio-giugno, ma il caldo farebbe crescere l’evapotraspirazione così rapidamente da rendere comunque 1,7 volte più probabili i deficit di umidità del suolo.

Il messaggio dello studio è chiaro: in un clima più caldo non serve una drastica diminuzione delle piogge per provocare una grave siccità. È sufficiente che l’atmosfera diventi abbastanza calda da sottrarre ai terreni molta più acqua di quanta riescano a trattenere.

Gli effetti sono già evidenti

Le conseguenze economiche sono già misurabili. Il rapporto cita perdite record nei raccolti, tra cui il peggior raccolto di mais registrato in Francia negli ultimi cinquant’anni e oltre un milione di ettari agricoli compromessi in Romania. Sul fronte degli incendi, secondo i dati EFFIS, sono già andati in fumo circa 116.000 ettari in Spagna e 42.000 ettari in Francia, mentre numerosi Paesi hanno introdotto restrizioni all’uso dell’acqua e registrato difficoltà per il trasporto fluviale e la produzione idroelettrica.

Sul piano delle politiche pubbliche, molti Stati stanno rafforzando strumenti come assicurazioni agricole, sistemi di protezione sociale contro gli shock climatici e fondi europei di emergenza. Tuttavia il rapporto sottolinea che la Direttiva quadro sulle acque dell’Unione europea non obbliga ancora gli Stati membri a dotarsi di veri piani di gestione della siccità, con il risultato di una preparazione molto disomogenea tra i diversi Paesi. Secondo gli autori, la futura Strategia europea per la resilienza idrica potrebbe rappresentare l’occasione per colmare questa lacuna.

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