5 Giugno 2026
/ 5.06.2026

La protesta dei fenicotteri e la laguna contesa di Vjosa-Narta sono il grande test ambientale dell’Albania

Le piazze di Tirana e una petizione da oltre 73 mila firme riaccendono il confronto sulla gestione delle aree protette e sul peso delle grandi operazioni turistiche nel futuro del Paese

I fenicotteri gonfiabili sventolati nelle strade di Tirana sono diventati il simbolo di una contestazione che da sei giorni mobilita migliaia di cittadini albanesi. La protesta contro i progetti turistici previsti nell’area di Vjosa-Narta e sull’isola di Sazan ha ormai superato la dimensione locale, trasformandosi in un caso politico e ambientale che richiama l’attenzione di organizzazioni scientifiche, associazioni ambientaliste e istituzioni europee.

Secondo le cronache delle manifestazioni, oltre mille persone sono tornate oggi a protestare davanti alla sede del governo albanese per chiedere lo stop ai lavori legati agli investimenti che sarebbero riconducibili a Jared Kushner, marito di Ivanka Trump, e ad altri partner internazionali per la realizzazione di un resort di lusso. Il governo del premier Edi Rama, al contrario, considera progetti come questo una tappa decisiva nella trasformazione dell’Albania in una destinazione turistica di fascia alta.

Il nodo delle aree protette

Protagonista della vicenda è la laguna di Vjosa-Narta, uno degli ecosistemi costieri più importanti del Mediterraneo orientale. L’area comprende lagune, zone umide e habitat utilizzati soprattutto da fenicotteri ma anche da pellicani, uccelli migratori e numerose specie protette.

La questione che alimenta il conflitto non riguarda soltanto il valore naturalistico del sito, ma anche l’evoluzione delle norme che lo regolano. Nel 2004 Vjosa-Narta è stata formalmente riconosciuta come paesaggio protetto. Nel 2017 la legge albanese sulle aree protette ha rafforzato ulteriormente le misure di conservazione. Nel 2024, però, una modifica legislativa ha aperto nuove possibilità per attività turistiche e strutture ricettive in alcune categorie di aree protette.

È proprio su questo passaggio che si concentra la contestazione. In una petizione che ha già raccolto oltre 73 mila adesioni, cittadini e associazioni chiedono di conoscere quali valutazioni scientifiche abbiano giustificato il cambiamento normativo e quali studi abbiano supportato i nuovi piani di sviluppo.

Trasparenza e valutazioni ambientali

Le richieste avanzate dai promotori della mobilitazione sono precise: sospensione dei cantieri nelle aree più sensibili fino al completamento di valutazioni indipendenti, pubblicazione dei documenti ambientali, accesso ai permessi e consultazioni pubbliche effettive.

Aleksandër Trajçe, direttore della PPNEA, la principale organizzazione ambientalista albanese, ha denunciato una “totale mancanza di trasparenza” nell’intero processo autorizzativo. Una critica che si aggiunge ai timori per l’impatto su habitat considerati cruciali per la biodiversità adriatica.

Le aree coinvolte, infatti, non ospitano soltanto popolazioni di fenicotteri ma rappresentano uno degli ultimi rifugi regionali per specie rare e vulnerabili, compresa la foca monaca mediterranea.

Un test europeo

La vicenda arriva in un momento delicato per l’Albania, impegnata nel percorso di avvicinamento all’Unione europea. Per questo il confronto supera la tradizionale contrapposizione tra sviluppo economico e conservazione.

La domanda che emerge dalle piazze di Tirana è più ampia: quali limiti devono avere gli investimenti quando entrano nelle aree riconosciute come patrimonio naturale di interesse pubblico? E soprattutto, quali garanzie devono accompagnare le modifiche legislative che ne consentono la trasformazione?

Il governo Rama continua a difendere i progetti come opportunità strategiche per l’economia nazionale. I manifestanti, invece, chiedono che ogni decisione venga sottoposta a verifiche indipendenti e a un dibattito pubblico trasparente.

In gioco c’è il destino di una laguna e di un tratto di costa tra i più preziosi dell’Adriatico, ma anche la credibilità delle procedure che dovrebbero garantire equilibrio tra sviluppo economico e tutela ambientale. Le migliaia di persone scese in piazza in questi giorni non chiedono soltanto di salvare Vjosa-Narta: chiedono di sapere come vengono prese decisioni destinate a modificare per sempre il volto di territori riconosciuti come patrimonio naturale del Paese.

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