8 Giugno 2026
/ 8.06.2026

Vestiti con il cuore: dalla lana d’alpaca alla passerella, una moda che rispetta l’ambiente

Heart Dressed, presentato a Roma in anteprima mondiale, racconta il progetto della Fao che ha messo in contatto cinque stilisti internazionali con le artigiane di Bhutan, Guatemala, Kirghizistan e Perù. Il risultato: collezioni in passerella alla Milano fashion week, e un invito a ripensare i nostri consumi

L’industria della moda si posiziona al secondo posto dopo l’agricoltura tra le attività che consumano più acqua dolce al mondo: 93 miliardi di metri cubi impiegati ogni anno solo per la coltivazione e la produzione delle fibre. Una sola camicia di cotone “costa” 2.700 litri di acqua dolce. Non solo: il settore è responsabile di circa il 10% delle emissioni globali di CO₂ e del 35% delle microplastiche rilasciate negli oceani. Ogni anno genera 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili.

Sono numeri che richiedono di ripensare totalmente un settore che pure vale oltre il 2% del Pil mondiale e impiega 91 milioni di lavoratori. Per invertire la rotta bisogna agire su più fronti, e una delle azioni più urgenti è la sensibilizzazione dei consumatori. È proprio questo uno degli obiettivi di Heart Dressed, il documentario coprodotto da Alexandra Cinematografica e Latteplus Production presentato il 5 giugno a Roma in anteprima mondiale.

Dalle montagne alla passerella

Il film è un viaggio tra le montagne di Bhutan, Guatemala, Kirghizistan e Perù, dove l’abbigliamento non è tendenza ma identità, sapere tramandato di generazione in generazione. Il documentario nasce dal progetto Fashion for Fragile Ecosystems della Mountain Partnership della Fao. Racconta i sogni e le storie delle artigiane di quelle terre remote, custodi di un’antica tradizione tessile tramandata di generazione in generazione.

Gli stilisti Vivia Ferragamo, Stella Jean, Carolina K e Antonio e Patrizia Marras hanno fatto tappa nelle zone rurali e nei piccoli villaggi montani dei quattro Paesi coinvolti nel progetto, dove le donne svolgono raffinati lavori di cucito e tessitura di preziosi tessuti locali: il feltro kirghizo, la lana d’alpaca peruviana, la seta del Bhutan, il cotone del Guatemala. Materiali e tecniche sono stati poi impiegati nella creazione di collezioni di moda che uniscono modernità e tradizione. Le collezioni sono state presentate negli appuntamenti internazionali più prestigiosi, tra cui la Milano fashion week.

La voce dei produttori

“Con questo documentario”, spiega Francesco De Blasi di Alexandra Cinematografica, “abbiamo voluto raccontare le incredibili storie di donne artigiane che ogni giorno lottano per mantenere la propria famiglia attraverso un mestiere che unisce creatività e tradizione, rispetto dell’ambiente e della comunità. Abbiamo scelto di valorizzare il sapere artigianale millenario delle comunità montane per mostrare attraverso le immagini come la cooperazione internazionale tra grandi stilisti internazionali e artigiani locali possa generare un potente impulso creativo e un impatto economico duraturo. Il nostro desiderio è che Heart DressedVestiti con il cuore– possa parlare al cuore del pubblico affinché si crei una consapevolezza di consumo verso scelte più responsabili e attente agli ecosistemi fragili”.

Comunità montane, ecosistemi fragili

Le comunità montane, dove vivono circa 1,1 miliardi di persone nel mondo, sono tra gli ecosistemi più fragili e vulnerabili ai cambiamenti climatici. Nonostante le difficoltà, continuano a custodire pratiche di produzione in armonia con l’ambiente che l’industria globale ha abbandonato da tempo.

“Dietro il fasto della moda globale”, dice Giorgio Grussu, funzionario Fao e coordinatore del progetto, “si nascondono costi sociali e ambientali che il grande pubblico non vede. Dobbiamo renderci conto che in un mondo globalizzato non siamo solo consumatori, ma decisori: ogni nostro acquisto ha un impatto immenso sulle vite di comunità lontane e, inevitabilmente, sulla salute del nostro stesso pianeta. Ogni volta che acquistiamo qualcosa, stiamo votando per il tipo di mondo in cui vogliamo vivere. Sapere da dove viene ciò che indossiamo è il primo passo per cambiare le regole del gioco”.

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