11 Giugno 2026
/ 11.06.2026

La rivoluzione dei fenicotteri arriva a Bruxelles

Al dodicesimo giorno di mobilitazione contro il resort di Jared Kushner, la Commissione UE richiama Tirana sul rispetto delle norme ambientali. Il governo tira dritto, ma il caso Vjosa-Narta è ormai un dossier politico internazionale

La cosiddetta “rivoluzione dei fenicotteri” sta cambiando forma. Nata come una reazione locale contro un maxi-progetto turistico sulla costa adriatica, dopo quasi due settimane di mobilitazione la protesta in Albania si è trasformata in un test politico europeo. Sul tavolo c’è sicuramente la tutela ambientale ma anche il delicato equilibrio tra investimenti esteri e il percorso di adesione di Tirana all’Unione Europea.

Al centro dello scontro c’è il resort di lusso promosso dalla Affinity Partners di Jared Kushner, finanziere statunitense e genero di Donald Trump. L’area designata è quella di Zvernec, a ridosso del paesaggio protetto di Vjosa-Narta, una delle zone umide più importanti dei Balcani, cruciale per le rotte degli uccelli migratori e per la sopravvivenza di specie marine protette.

Il vincolo di Bruxelles e la scadenza del 2030

La svolta della vicenda, però, è diplomatica. La Commissione europea è intervenuta direttamente sul dossier, invitando l’Albania ad agire rapidamente per garantire il rispetto della legislazione ambientale comunitaria. Il portavoce Guillaume Mercier ha ricordato che la tutela dell’ecosistema non è un optional, ma uno dei requisiti cardine per i Paesi candidati all’ingresso nell’Unione.

Bruxelles ha confermato di essere in contatto stringente con le autorità albanesi, avvertendo che Tirana dovrebbe evitare qualsiasi iniziativa capace di compromettere i requisiti di integrazione. L’Albania ha l’obiettivo dichiarato di entrare nell’UE entro il 2030, e i capitoli ambientali sono storicamente i più complessi da negoziare.

La linea dura di Edi Rama

Nonostante il richiamo e le piazze piene, il primo ministro Edi Rama, al potere dal 2013, non mostra segnali di cedimento. In un’intervista rilasciata a Reuters proprio mentre i cori dei manifestanti risuonavano vicino ai suoi uffici, il premier ha blindato l’operazione: “Sarà un progetto bellissimo e lo realizzeremo”.

Rama rivendica l’investimento come un’opportunità di sviluppo economico irrinunciabile e respinge le critiche degli ambientalisti: “Siamo orgogliosi di ciò che abbiamo fatto per la fauna selvatica. La Commissione europea non ha motivo di dubitare della nostra ferma volontà di proteggere ciò che va protetto”.

Oltre il turismo: un nodo di credibilità

Le rassicurazioni del governo non bastano a fermare una mobilitazione che, secondo i report di Reuters e Al Jazeera, intercetta ormai un malcontento più profondo legato alla trasparenza pubblica e alla gestione del territorio. Gli attivisti denunciano che, mentre la valutazione di impatto ambientale non è ancora conclusa, i lavori preliminari e le infrastrutture di accesso sono già partiti.

Il caso Vjosa-Narta smette così di essere la cronaca dell’ennesimo assalto cementizio alla costa e diventa lo specchio di una contraddizione europea: fino a che punto i Paesi candidati possono derogare agli standard ecologici comunitari in nome della crescita immediata? La risposta di Tirana peserà sul futuro di una laguna e sulla credibilità stessa delle regole di adesione all’Unione europea.

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