Quando a marzo 2026 lo stretto di Hormuz è stato di fatto chiuso per effetto dell’escalation militare in Medio Oriente, i mercati energetici europei hanno reagito come nel 2022 con la guerra in Ucraina: prezzi del gas in rialzo verticale, bollette in tensione, governi a caccia di misure d’emergenza. Ma non ovunque nella stessa misura. La Spagna si è trovata a gestire uno shock energetico globale con un’esposizione molto minore rispetto alla media europea, e i dati elaborati dall’istituto di ricerca indipendente Ember lo dimostrano in modo netto.
Nei primi cinque mesi del 2026 il gas ha influenzato il prezzo dell’elettricità spagnola solo nel 9% delle ore: nel 2021 quella quota era al 52%. E mentre i prezzi del gas europeo sono cresciuti di circa il 75% dopo l’inizio del conflitto con l’Iran, la Spagna ha sentito lo shock ma non il pieno impatto. La differenza la fanno sette anni di investimenti massicci in energia rinnovabile.
Oltre 40 gigawatt in più dal 2019
Dal 2019 a oggi la Spagna ha aggiunto oltre 40 gigawatt di capacità eolica e solare, più di qualsiasi altro Paese dell’Unione europea ad eccezione della Germania, il cui mercato elettrico è però il doppio per dimensioni. Complessivamente la produzione da vento e sole è cresciuta del 37% tra il 2021 e il 2025. Il risultato è che sempre più spesso l’elettricità spagnola viene generata senza bruciare gas, e il meccanismo di formazione dei prezzi all’ingrosso – che in Europa tende a seguire il costo della fonte più cara in uso, tipicamente il gas – ne risulta progressivamente disancorato dai combustibili fossili.
Il confronto con l’Italia è impietoso. A marzo 2026, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità era in media 42 euro per megawattora in Spagna, contro 143 euro per megawattora in Italia: più del triplo. Nel primo trimestre del 2026 il gas ha condizionato il prezzo elettrico italiano nel 75% delle ore, contro appena il 9% spagnolo. Spagna e Portogallo si sono classificate tra i tre mercati elettrici più economici dell’Unione nei primi quattro mesi dell’anno.
I conti in tasca alle famiglie: 10 euro al mese di risparmio
Il risparmio non è solo un dato di mercato: si traduce in soldi reali per le famiglie spagnole. Ember stima che una famiglia tipo che aderisce alla tariffa regolamentata abbia risparmiato mediamente circa 10 euro al mese da marzo 2026.
Il premier Pedro Sanchez ha usato la crisi energetica come cassa di risonanza per rivendicare la strategia energetica del suo governo. “Oggi siamo più resilienti grazie al dispiegamento delle rinnovabili, e dobbiamo continuare su questa strada”, ha detto presentando il pacchetto di 80 misure da 5 miliardi di euro approvato dal Parlamento per attenuare l’impatto economico della guerra.
Il pacchetto del governo include anche misure di protezione sociale: il bonus elettrico sociale è stato prorogato fino a dicembre 2026, il bonus termico potenziato, le accise sul carburante ridotte con un risparmio stimato di 20 euro a pieno per l’automobilista medio, un sussidio diretto di 20 centesimi al litro per agricoltori, allevatori e pescatori.
L’Europa paga 60 miliardi, investe poco in elettrificazione
Il caso spagnolo non è solo una storia di successo nazionale: è anche uno specchio che riflette le fragilità del resto d’Europa. Dall’inizio della guerra in Iran, l’Unione europea nel suo insieme ha aumentato le importazioni di combustibili fossili, accumulando un conto energetico legato al conflitto stimato in 60 miliardi di euro. Di questi, meno del 5%, circa 2 miliardi, è stato destinato a misure di elettrificazione strutturale, l’unico investimento capace di ridurre l’esposizione a lungo termine.
Per l’Italia il confronto con la Spagna è scomodo quanto istruttivo. Prezzi all’ingrosso tre volte superiori, gas che condiziona il mercato nel 75% delle ore, famiglie e imprese esposte in pieno a ogni oscillazione delle quotazioni internazionali. La differenza non è geografica né tecnologica: l’Italia ha sole e vento in abbondanza. È una differenza di scelte politiche e di velocità di investimento. La Spagna ha raddoppiato la capacità installata di eolico e solare in sette anni, con una continuità di indirizzo che ha trasformato il sistema elettrico. L’Italia ha proceduto più a rilento, e il conto lo paga adesso, in bolletta.
