16 Giugno 2026
/ 16.06.2026

NGT, il voto che può cambiare il nostro cibo senza che gli europei lo sappiano

Mercoledì 17 giugno il Parlamento europeo decide sul futuro degli alimenti geneticamente modificati. “Per noi una cosa è chiara: le persone vogliono sapere cosa c’è nel loro cibo”, ha detto Anne Flohr, di Biodynamic Federation Demeter International (BFDI)

C’è un voto che potrebbe riscrivere le regole di quello che finisce nel nostro piatto, e la maggior parte degli europei non ne ha sentito parlare. Mercoledì 17 giugno il Parlamento europeo si esprime in plenaria sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), acronimo che nel dibattito pubblico ha progressivamente sostituito quello più controverso di OGM. Il testo su cui i parlamentari voteranno nasce da un accordo tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo e per mesi è stato considerato una formalità. Oggi non lo è più.

La proposta prevede che le piante ottenute tramite editing genetico, tecniche come CRISPR-Cas9 che modificano il DNA in modo mirato, possano entrare nel mercato europeo senza obbligo di etichettatura, senza tracciabilità lungo la filiera e, in molti casi, senza una valutazione preventiva del rischio. Secondo le stime della stessa Commissione europea, questa soglia riguarderebbe circa il 94% delle piante NGT. In questo modo, quasi tutti i prodotti derivati da queste tecnologie potrebbero raggiungere gli scaffali senza che il consumatore abbia modo di riconoscerli.

La parola che non compare in etichetta

È una questione di diritto all’informazione. La normativa europea sugli OGM costruita tra gli anni Novanta e Duemila prevedeva garanzie precise: etichette obbligatorie, registri di tracciabilità e valutazioni sanitarie e ambientali. Con le NGT quella struttura verrebbe almeno in parte smantellata, in nome della semplificazione burocratica e della competitività dell’agricoltura europea.

“Per noi una cosa è chiara: le persone vogliono sapere cosa c’è nel loro cibo. Lo hanno mostratochiaramente aderendo alla campagna Blacked-Out Ingredients. Eliminare l’etichettatura OGM nonè una semplificazione burocratica: è togliere ai cittadini la possibilità di scegliere cosa mettere nelpiatto. Se il Parlamento rimuove i requisiti di etichettatura OGM, segnerà una svolta storica epreoccupante: per la prima volta i legislatori UE ridurrebbero le informazioni disponibili per iconsumatori invece di ampliarle. Un passo indietro che non ha precedenti, e che apre la strada auna perdita progressiva di trasparenza lungo tutta la filiera alimentare. Per questo è importante unimpegno da parte dei nostri europarlamentari. I cittadini europei non si arrenderanno. Se nonpotranno informarsi dalla confezione, dovranno trovare altri modi e noi saremo al loro fianco peraiutarli”, ha detto Anne Flohr, di Biodynamic Federation Demeter International (BFDI), tra i promotori della campagna europea Blacked-Out Ingredients.

Oltre 600.000 cittadini europei hanno firmato petizioni per mantenere l’etichettatura obbligatoria. Più di 208.000 e-mail sono state inviate direttamente agli eurodeputati attraverso la piattaforma della campagna. Numeri che mostrano come il tema non sia indifferente all’opinione pubblica, anche se la consapevolezza resta limitata rispetto alla portata della decisione.

Chi manifesta e chi vota

Martedì 16 giugno, alla vigilia del voto, una coalizione di oltre sessanta organizzazioni si è radunata davanti al Parlamento europeo a Strasburgo. Agricoltori, selezionatori di sementi, apicoltori, trasformatori alimentari, organizzazioni ambientaliste e associazioni di consumatori: una mobilitazione trasversale che attraversa mondi spesso distanti.

Le preoccupazioni sono diverse ma convergenti. Per il settore biologico e biodinamico, l’assenza di tracciabilità renderebbe difficile garantire che una produzione resti effettivamente priva di piante NGT. Per i piccoli selezionatori il tema centrale è quello dei brevetti: semi ottenuti tramite queste tecnologie potrebbero essere controllati dalle grandi multinazionali del settore, restringendo gli spazi di autonomia degli agricoltori indipendenti.

Un accordo che non reggeva più

Il compromesso raggiunto a livello istituzionale sembrava blindato. Nelle ultime settimane, però, la pressione è cresciuta e diversi gruppi parlamentari hanno annunciato la possibilità di presentare emendamenti. Se venissero approvati, il testo tornerebbe al tavolo negoziale e l’intero iter legislativo si riaprirebbe.

Il voto di domaniè una scelta politica con conseguenze su etichette, brevetti, agricoltura biologica e diritti dei consumatori. Qualunque sia l’esito, le sessanta organizzazioni coinvolte hanno già annunciato che continueranno a battersi per la trasparenza. Il dossier NGT non si chiuderà con un voto.

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