17 Giugno 2026
/ 17.06.2026

La crisi climatica cambia il calendario delle scuole

Dalla Francia al resto d’Europa cresce il dibattito sugli orari delle prove. Temperature elevate e notti tropicali incidono sull’apprendimento e mettono in discussione edifici scolastici progettati per un clima che non c’è più

La proposta arrivata dalla Francia può sembrare una questione di calendario. In realtà racconta qualcosa di molto più profondo. Se il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray sostiene che gli esami dovrebbero svolgersi soltanto nelle ore più fresche della giornata, è perché il caldo estremo sta entrando in uno spazio che per decenni è stato considerato neutrale: quello dell’istruzione. La discussione nasce mentre il Paese si prepara ad affrontare una nuova ondata di calore, con temperature che potrebbero sfiorare i 40 gradi.

Ma il punto non riguarda soltanto la Francia. Riguarda un’Europa che continua a misurare record climatici e che scopre, anno dopo anno, quanto le proprie infrastrutture pubbliche siano state progettate per condizioni ormai superate.

Le aule come termometro della crisi climatica

“Non possiamo più permetterci di fare esami a maggio o giugno che si svolgano tra le 14 e le 18”, ha dichiarato Geffray a France Inter, proponendo prove concentrate tra le 8 e mezzogiorno e una migliore aerazione delle aule prima dell’arrivo degli studenti. L’affermazione fotografa un problema concreto. La scuola europea è stata costruita pensando a primavere relativamente miti e a estati che iniziavano più tardi. Oggi, invece, le ondate di calore arrivano con maggiore frequenza e intensità già tra maggio e giugno, proprio nel periodo in cui milioni di studenti affrontano verifiche ed esami decisivi. Lo scorso luglio quasi 1.900 scuole francesi furono costrette a chiudere durante una fase di caldo eccezionale. Un episodio che rischia di diventare sempre meno straordinario.

Quando il caldo abbassa i voti

La questione non è soltanto il disagio fisico. Da tempo la ricerca scientifica documenta gli effetti delle alte temperature sulle capacità cognitive. Uno studio dell’Università di Harvard pubblicato nel 2018 ha individuato una relazione significativa tra aumento delle temperature e peggioramento delle performance scolastiche negli Stati Uniti. Risultati che trovano conferma in ricerche più recenti. Un’indagine condotta nel 2025 sulle comunità autonome spagnole ha evidenziato come temperature superiori a 26,7 °C siano associate a risultati peggiori in matematica e scienze. A pesare non sono soltanto le ore trascorse in classe. Crescono infatti anche le cosiddette “notti tropicali“, quelle in cui la temperatura non scende sotto i 20 °C. Dormire peggio significa arrivare agli esami con minore concentrazione, tempi di reazione più lenti e una ridotta capacità di elaborare informazioni.

Adattare la scuola al nuovo clima

Il dibattito è ormai aperto anche nel Regno Unito. Il Climate Change Committee ha suggerito di valutare uno spostamento degli esami nazionali verso periodi più freschi dell’anno e, nel suo ultimo rapporto, ha ricordato che il Paese è stato progettato per “un clima che non esiste più”. È una frase che vale ben oltre i confini britannici. Dalla ventilazione degli edifici agli spazi ombreggiati, dall’accesso all’acqua fino alla gestione degli orari, la scuola è chiamata a ripensare la propria organizzazione in funzione di una realtà climatica diversa. Nel frattempo, secondo il programma europeo Copernicus, gli eventi estremi stanno diventando una “nuova normalità”. Una definizione che può apparire astratta finché non entra in un’aula scolastica durante un esame di maturità. A quel punto il cambiamento climatico smette di essere una statistica e diventa una condizione materiale che incide sull’apprendimento, sulle opportunità e perfino sull’equità delle valutazioni. E forse è proprio qui che emerge una delle sfide meno raccontate della crisi climatica: garantire che il diritto allo studio resti tale anche quando il termometro continua a salire.

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